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	<title>Pro-vocazioni letterarie</title>
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	<description>Pro-vocazioni letterarie è uno spazio dedicato agli amanti della scrittura, nella perenne ricerca di un equilibrio tra l'estro creativo e il dettato dei canoni culturali in voga, nella provocazione dell'esserci. Interpreti e testimoni del proprio tempo.</description>
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		<title>AMICHE E AMICI DEL SALOTTO</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 08:03:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[6.Bacheca/conferenze/eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[AMICHE E AMICI DEL SALOTTO martedi&#8217; 7 febbraio h.19/30-21-30 in v.Rutilia Milano, avremo tra noi TIZIANO SALARI, uno dei più raffinati saggisti italiani, capace come pochi di farci apprezzare la poesia e la letteratura moderna, come in questo suo gustosissimo libro ESSERE E ABITARE DA NEW YORK A PARIGI &#8211; DIALOGO SULLA POESIA E LE [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>AMICHE E AMICI DEL SALOTTO</p>
<p>martedi&#8217; 7 febbraio h.19/30-21-30 in v.Rutilia Milano, avremo tra noi TIZIANO SALARI, uno dei più raffinati saggisti italiani, capace come pochi di farci apprezzare la poesia e la letteratura moderna, come in questo suo gustosissimo libro</p>
<p>ESSERE E ABITARE<br />
DA NEW YORK A PARIGI &#8211; DIALOGO SULLA POESIA E LE METROPOLI<br />
Editore: MORETTI &#038; VITALI 2011</p>
<p>Tiziano Salari descrive un percorso che non indica un andare oltre, più lontano, né un tornare indietro sui propri passi.<br />
Denuncia uno smarrimento.<br />
Ciò che in Essere e abitare Salari indica è ciò che si sottrae.<br />
Indica l’Holzweg, il sentiero che si smarrisce nel bosco.<br />
Il cacciatore delle idee, osserva Giordano Bruno, deve perdersi nella selva. E lì additarla, mostrarla come un segno che nulla indica.</p>
<p>Nel tentare una nuova e inesplorata teoria della conoscenza, Salari si espone al rischio totale del fuori. Nell’accogliere nuove forme di pensiero mostra che l’idea di fondamento è tramontata.<br />
La definitiva perdita e presa di congedo da ogni nozione di fondamento nasce nella parola che rinuncia alla verità.<br />
Questa parola si affida all’Holzweg e segnala che ogni via è smarrita. Qui l’uomo comincia a sbattere la testa contro gli alberi.<br />
E cade con la testa insanguinata, tra la vita e la morte. Cade tra il nascere e il perire.<br />
Nel fitto del bosco l’uomo può solo additare da lontano il cielo, può solo indicarne le tracce. Del cielo, che a lui rimane precluso e silenzioso, può solo dire la misura.<br />
L’uomo parla una lingua straniera per dire il cielo. E scopre come quella che sembrava un’ascesa non è che una caduta.<br />
Non il matrimonio tra cielo e terra porta alla nominazione, ma l’impossibilità di congiungere queste due sponde.<br />
Non si dà salvezza nella letteratura.<br />
(Flavio Ermini, dalla Prefazione)</p>
<p>&#8220;Essere e abitare&#8221; si articola in forma dialogica e rispecchia tre punti di vista o tre voci che, pur convergendo in una visione unitaria, accentuano (A) l&#8217;aspetto ontologico del problemi, (B) l&#8217;aspetto storico, (C) l&#8217;aspetto filologico o il confronto diretto sui testi chiamati in causa. Nasce in tal modo una dialettica che rivela il complesso intreccio dei temi alla base di una comune domanda di verità. Il lavoro si svolge in ventisette serate. Dopo un&#8217;immersione nel &#8220;rinascimento americano&#8221; di Whitman, Melville, Dickinson e le loro diverse modalità di vivere la società americana, la ricerca mette al centro la visione espansiva del poeta delle &#8220;Foglie d&#8217;erba,&#8221; che escono negli stessi anni delle &#8220;Fleurs du mal&#8221; (1855) di Baudelaire, due mondi poetici antitetici che sono anche espressione del rapporto che i due poeti ebbero col loro milieu ambientale ed esistenziale. Da New York a Parigi, dal ponte di Brooklyn ai ponti sulla Senna. Da Whitman a Sandburg e a Crane, da una parte; dall&#8217;altra, da Baudelaire ad Apollinaire, passando attraverso Rimbaud e Laforgue. Dentro questo quadro, si pongono interrogativi sulla questione della verità e del rapporto tra poesia e filosofia, nell&#8217;intreccio tra visioni metafisiche e loro superamento in nuove forme di pensiero, non più correlate a un concetto tradizionale di corrispondenza, ma radicate in un terreno inesplorato. -da Appunti di lavoro dell&#8217;Autore</p>
<p>______________________________</p>
<p>Tiziano Salari, saggista e poeta, risiede a Verbania, sul Lago Maggiore. Pubblica nel 1982 Grosseteste e altro, iniziando un’attività critica di rivisitazione di figure e metodi della cultura novecentesca; attività che trova una prima sintesi nel volume Il grande nulla. Percorsi tra Ottocento e Novecento (prefazione di G.B. Squarotti, 1998). Nel 1995 esce il suo secondo libro di poesia, Alle sorgenti della Manque (prefazione di G. Luzzi). Vince il Premio Montano con Il pellegrino Babelico (nota critica di G. Gramigna, 2001) e il Premio Capoverso-Città di Bisignano con Quotidianità della fine (2004). Nello studio Le asine di Saul (1994) mette a punto la sua visione del saggio critico nella prospettiva di una convergenza di pensiero filosofico e pensiero poetico, che trova una significativa realizzazione in Sotto il vulcano. Studi su Leopardi e altro (2005). Altre pubblicazioni: Strategie mobili (2000) e Versus (2004), e, in collaborazione con M. Fresa, Il grido del vetraio. Dialogo sulla poesia). Con Fresa ha curato inoltre le raccolte di saggi Le tentazioni di Marsia (2007) e La poesia e la carne (2009). Ultimi libri poetici: Il fruscio dell’essere (2007) e Novellino (2007).</p>
<p><em>Roberto Caracci</em></p>
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		<title>Dubito, ergo sum</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 07:37:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[9.Punto di riflessione]]></category>

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		<description><![CDATA[“I fanatici raramente hanno senso dell’umorismo, anzi lo vedono come una minaccia per le loro presunte sicurezze”. Gli autori Peter Berger, Anton Zijderveld, nel tessere l’Elogio del dubbio, suggeriscono come avere convinzioni senza diventare fanatici. Per accendere il fuoco, nel Neolitico, si era appreso a strofinare due pietre al fine di provocare delle scintille. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“I fanatici raramente hanno senso dell’umorismo, anzi lo vedono come una minaccia per le loro presunte sicurezze”.<br />
Gli autori Peter Berger, Anton Zijderveld, nel tessere l’<em>Elogio del dubbio</em>, suggeriscono <em>come avere convinzioni senza diventare fanatici</em>. </p>
<p>Per accendere il fuoco, nel Neolitico, si era appreso a strofinare due pietre al fine di provocare delle scintille. La tecnologia ha poi sviluppato numerosi altri modi per raggiungere lo stesso obiettivo.<br />
Una caratteristica della modernità è la moltiplicazione delle offerte di scelta messe a disposizione dell’individuo. Negli ultimi decenni, con l’affermarsi della società dei consumi, il campionario delle scelte possibili si è esteso a dismisura un po’ in tutti i campi, coinvolgendo perfino identità e stili di vita, mettendo così in crisi certezze e tradizioni.<br />
Le certezze del passato sono minate dall’idea della relatività; il dubbio s’è insinuato in credenze che fino a ieri erano considerate verità assolute. La dicotomia <em>assoluto</em> e <em>relativo</em> è diventata un terreno da funamboli che abbraccia valori morali e religiosi.<br />
Ogni popolazione permette alla sua gente di agire liberamente in alcuni ambiti, mentre in altri contesti predispone delle regole precostituite. Arnold Gehlen definì <em>primo piano</em> l’area della vita in cui l’individuo gode di libertà di azione, e <em>sfondo</em> il terreno comune in cui le scelte non sono consentite. “Una società consistente solo di primo piano &#8230; finirebbe per scivolare nel caos”. Sarebbe come se due individui si comportassero ogni mattino come se si incontrassero per la prima volta e dovessero stabilire cosa fare, da dove cominciare. “Ad ogni incontro le persone dovrebbero reinventarsi le regole di base dell’interazione”.<br />
(continua &#8211; <a href='http://www.provole.info/wp-content/uploads/2011/12/Dubito-ergo-sum.pdf'>Dubito ergo sum</a>)</p>
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		<title>Strategie della Manipolazione</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 08:05:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[9.Punto di riflessione]]></category>

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		<description><![CDATA[Il linguista Noam Chomsky ha elaborato la lista delle “10 Strategie della Manipolazione” attraverso i mass media. 1 &#8211; La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il linguista Noam Chomsky ha elaborato la lista delle “10 Strategie della Manipolazione” attraverso i mass media.</p>
<p>1 &#8211; La strategia della distrazione. L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.<br />
La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).<br />
<a href="http://www.ilnuovomondo.it/artmanipolazionemediatica.htm">per continuare la lettura &#8211; Strategie della Manipolazione</a></p>
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		<title>LA SABBIA E LA FANTASIA</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 08:41:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[4.Proposte d'autore]]></category>

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		<description><![CDATA[di Roberto Caracci (a proposito di Curare con la sabbia, di Eva Pattis Zoja, Moretti&#038;Vitali 2011) La sabbia scorre e resta, si fa plasmare e sciogliere, con la facilità della creazione, del fiat, di ciò che nasce ex nihilo e nel nulla torna. Simbolo del permanente e del transeunte, del permanente della sostanza –la sabbia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Roberto Caracci</em></p>
<p>(a proposito di <em>Curare con la sabbia</em>, di <em>Eva Pattis Zoja</em>, Moretti&#038;Vitali 2011)</p>
<p>La sabbia scorre e resta, si fa plasmare e sciogliere, con la facilità della creazione, del fiat, di ciò che nasce ex nihilo e nel nulla torna. Simbolo del permanente e del transeunte, del permanente della sostanza –la sabbia è indistruttibile, incancellabile, solo spostabile dal vento, eterna, e tale vissuta dal bambino-  e del transeunte della forma, o delle ‘forme’ in cui si incarna e si fa plasmare. Il bambino è padrone di quelle forme, non è padrone della sostanza. La sostanza rimane il limite invalicabile al suo senso infantile di onnipotenza, che va circoscritto e trasceso. L’incancellabilità della sabbia è per la sua creatività una lezione di umiltà. Il bambino apprende il limite della possibilità, all’interno della potenza creativa, che non è l&#8217;onnipotenza creativa. Passano le figure della sua fantasia proiettata nello scenografia della sabbia, non passa la sabbia. La sabbia, in cui il bambino ha tracciato se stesso e rappresentato il teatro del suo mondo intrapsichico, resiste e lo attende: resiste alla sua pressione, allo schiacciamento delle sue dita, resiste anche ai suoi pugni di rabbia scagliati in quel fondale, perché il fondale è morbido, non reagisce, non fa rappresaglia, non fa male alle nocche delle sue dita; e insieme lo attende, lo aspetta per nuove figure, per nuove scenografie, e attende lui, proprio lui, soltanto lui. La sabbia lo contiene e si presta, lo accoglie, raccoglie, e si offre. Non è solo passiva, agisce con lui, si fa carezzare e scheggiare, si fa fendere e incidere, si fa ammonticchiare e dividere –ma non si fa distruggere. Il bambino è il demiurgo platonico che non crea nulla se non figura, figura di sé senza nessun modello prefissato di ‘bene’. Crea solo forma e non la materia stessa. Il bambino non coltiva il concetto della creazione, ma della <em>trasformazione </em>di una ‘materia’ che resta. L’oscillazione tra creazione e distruzione, comporre e scomporre, ordine e caos, appartiene al regno dell&#8217;immagine e non della cosa. (continua &#8211; <a href='http://www.provole.info/wp-content/uploads/2011/11/la-sabbia-e-la-fantasia.pdf'>la sabbia e la fantasia</a>)</p>
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		<title>Cenacolo Sant’Eustorgio</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 10:03:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[6.Bacheca/conferenze/eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Incontri e letture di poesia, narrativa, scrittura Dal 1994 il Cenacolo Sant’Eustorgio tra le sue attività annovera la poesia e la narrativa, anche con l&#8217;intento e l&#8217;obiettivo di scoprire e presentare voci nuove di poeti e di narratori. Organizza presso la LIBRERIA ESOTERICA, Galleria Unione, 1 (Piazza Missori), Milano, telefono 02878422, incontri, conversazioni, dibattiti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Incontri e letture di poesia, narrativa, scrittura</p>
<p>Dal 1994 il Cenacolo Sant’Eustorgio tra le sue attività annovera la poesia e la<br />
narrativa, anche con l&#8217;intento e l&#8217;obiettivo di scoprire e presentare voci nuove di poeti e di narratori.<br />
Organizza presso la LIBRERIA ESOTERICA, Galleria Unione, 1 (Piazza Missori), Milano, telefono 02878422, incontri, conversazioni, dibattiti e letture aperti a tutti.<br />
L&#8217;appuntamento è sempre di giovedì dalle 17 alle 18.30 puntuali.</p>
<p>Leggeranno testi scritti da loro, ciascuno per trenta minuti esatti:</p>
<p>02.02.12  Laura Carnevali, Armando Rudi, Adriana Benini<br />
09.02.12  Tito Truglia, Gabriella Galzio, Maria Pia Quintavalla<br />
16.02.12  Angela Passarello, Alessandra Paganardi, Beno Fignon<br />
23.02.12  Ennio Abate, Emilia Banfi, Lucio Mayoor Tosi</p>
<p>Ulteriori informazioni in proposito presso il nostro approdo Internet: www.bernardiweb.it/santeustorgio</p>
<p>Ingresso libero.</p>
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		<title>CURARE CON LA SABBIA, Una proposta terapeutica</title>
		<link>http://www.provole.info/2012/01/20/curare-con-la-sabbia-una-proposta-terapeutica/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 08:22:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[3.L’angolo nascosto della libreria e oltre]]></category>

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		<description><![CDATA[CURARE CON LA SABBIA, Una proposta terapeutica in situazioni di abbandono e violenza, EVA PATTIS ZOJA Moretti&#038;Vitali, Milano 2011 pp.246 di Roberto Caracci Vi sono situazioni sociali in cui la psicoterapia tradizionale, sia essa freudiana o junghiana -con le sue teorie, il suo setting, le sua pratiche- non basta più. Sono le situazioni di guerra, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CURARE CON LA SABBIA, Una proposta terapeutica in situazioni di abbandono e violenza, EVA PATTIS ZOJA<br />
Moretti&#038;Vitali, Milano 2011  pp.246</p>
<p>di <em>Roberto Caracci</em></p>
<p>Vi sono situazioni sociali in cui la psicoterapia tradizionale, sia essa freudiana o junghiana -con le sue teorie, il suo setting, le sua pratiche- non basta più. Sono le situazioni di guerra, degrado, indigenza  dove prioritario è il dramma della povertà, della sopravvivenza fisica e psichica ad eventi traumatici, soprattutto nel mondo infantile. Eva Pattis Zoja ci illustra, in questo libro ricco di sapienza psicanalitica e di esperienza vissuta in prima persona, una proposta terapeutica efficace e anti-convenzionale, inaugurata già del 1928 da Margaret Lowenfeld con la Clinica dei Bambini difficili di Londra, proseguita poi dalla Sandplay Terapy della junghiana Dora Kalff: una cura- definita <em>Sandwork espressivo</em>- basata sul lavoro con la sabbia. Questa modalità terapeutica, sperimentata già da psicoterapeuti volontari  in molte parti del mondo, dal Sudafrica alla Cina, o all&#8217;America Latina, prevede l&#8217;utilizzo di una sabbiera entro cui i bambini possano collocarsi,  spazio circoscritto, protetto, tutto loro, e di oggetti in miniatura, familiari e simbolici, che raffigurino il loro mondo familiare -cose, animali, persone- ma anche immaginale. Tutto questo alla presenza silenziosa  di adulti, psicoterapeuti, &#8216;facilitatori&#8217; o anche genitori, che però non interpretino, e non intervengano- se non quando venga loro richiesto dal bambino. Nel Sandwork, infatti, la modalità valutativa e diagnostica -di kleiniana memoria- cede il passo ad una semplice presenza adulta partecipante, che lasci libero il bambino di creare o ricreare con la sabbia umida un suo mondo. La sabbia diventa infatti, in termini che Jung aveva approfondito nella sua visione immaginale e archetipica della creatività, il fondo di una scenografia mobile, dove le fantasie, le emozioni, le stesse ferite del bambino -artista e regista di se stesso- plasmano una storia, un senso, o almeno un tentativo di riconciliazione di forze stridenti. Qui la &#8216;rappresentazione&#8217;, in virtù dell&#8217;autoregolamentazione del Sé del bambino, libero di esprimere il gioco delle energie intrapsichiche, è tutto. La sabbia, ove viene proiettata questa scenografia miniaturizzata, è materia soffice e plasmabile, fluida, solido-liquida. Le figure plasmate possono essere costruite e distrutte, ma la sabbia di per sé viene vissuta dal bambino come fondo indistruttibile e inattaccabile di un mondo che lo attende, specchio riflettente e riconoscente di ogni sua &#8216;opera&#8217;, e del mondo intrapsichico espresso. Come un bicchiere può contenere o meno tutta la sabbia del mondo che un bambino vorrebbe metterci dentro, per placare un insaziabile senso di vuoto affettivo, così la sabbiera del Sandwork assume per il bambino <em>non contenuto</em> lo spazio di un universo &#8216;suo&#8217;, dotato di una cornice, come braccia rassicuranti. E le situazioni simboliche di questo teatro terapeutico, che è la sabbiera, si illuminano dei colori della fiaba e del mito: epiche guerre fra falangi contrapposte, trafugamento di oggetti preziosi con fatale ritrovamento, ecatombi bibliche e miracoli salvifici, scenari alterni di distruzione e costruzione, ma ovviamente anche scene quotidiane di cucina, di moniti e perdono, di minacce e riabbracci. E&#8217; così che la cura con la sabbia può strappare un bambino alla sua solitudine, facendo di una vita immaginata, <em>ricreata</em> nell&#8217;immaginario materializzato, un&#8217;altra vita a cui ispirarsi per suturare le ferite di quella vera: diventando per una volta, con la mani affondate in quelle montagne di granelli indistruttibili, architetto, demiurgo e <em>artefice</em> -in senso letterale- di se stesso.</p>
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		<title></title>
		<link>http://www.provole.info/2012/01/15/1727/</link>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 08:18:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[7.Testa o coda]]></category>

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		<description><![CDATA[“Ci sono uomini al mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” (Liu Ji, XIV sec. &#8211; dal libro Come abbattere un regime, Gene Sharp)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Ci sono uomini al mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” (Liu Ji, XIV sec. &#8211; dal libro Come abbattere un regime, Gene Sharp)</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>‘Nature, norture’</title>
		<link>http://www.provole.info/2012/01/13/%e2%80%98nature-norture%e2%80%99/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 13:17:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[9.Punto di riflessione]]></category>

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		<description><![CDATA[Circa l’essenza della natura umana, si può parlare di capacità culturali innate, o per cultura deve intendersi solo la conoscenza acquisita? Eredità genetica, influenze ambientali. Spinta all’emulazione; l’immaginario, il pensiero collettivo, la memoria collettiva; ruminante intruppato in un gregge di pecore; leone solitario; l’essere umano spinto verso la diversità, the self-made man, l’io irripetibile. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Circa l’essenza della natura umana, si può parlare di capacità culturali innate, o per cultura deve intendersi solo la conoscenza acquisita?<br />
Eredità genetica, influenze ambientali. Spinta all’emulazione; l’immaginario, il pensiero collettivo, la memoria collettiva; ruminante intruppato in un gregge di pecore; leone solitario; l’essere umano spinto verso la diversità, <em>the self-made man</em>, l’io irripetibile.<br />
Il libro <em>La libertà di essere diversi</em>, autore <em>Lamberto Maffei</em>, tratta di tutto questo e dei traguardi raggiunti dalle nuove discipline che si cimentano con i segreti della mente, le cosiddette neuroscienze.<br />
Negli anni ’50 alcuni scienziati pubblicarono uno studio, <em>What the frog’s eye tells the frog’s brain</em>, dove si rivelava che i neuroni visivi della rana erano sensibili non solo alla luce, ma anche alla forma dell’oggetto e al movimento. L’occhio della rana è in grado di cogliere movimenti impercettibili di insetti che si spostano nel raggio d’azione di uno spazio grande come uno stagno. Altri animali, come l’aquila, hanno un raggio d’azione ben più ampio; la capacità d’intercettazione ed elaborazione dei segnali visivi è diversa da una specie all’altra.<br />
Galileo Galilei, nell’osservare la superficie lunare interpretò le macchie scure con l’esistenza di monti e crateri. In disaccordo con quei contemporanei (tale l’astronomo inglese Thoms Harriot) che asserivano che fosse piatta. In altri termini fu come se il cervello di Galileo, (amico dei pittori dell’epoca e conoscitore della profondità e del chiaroscuro), avesse suggerito al suo occhio di osservare bene&#8230; (continua &#8211; <a href='http://www.provole.info/wp-content/uploads/2011/10/Nature-norture.pdf'>Nature norture</a>)</p>
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		<title>Cenacolo Sant’Eustorgio</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 09:58:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[6.Bacheca/conferenze/eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Incontri e letture di poesia, narrativa, scrittura Dal 1994 il Cenacolo Sant’Eustorgio tra le sue attività annovera la poesia e la narrativa, anche con l&#8217;intento e l&#8217;obiettivo di scoprire e presentare voci nuove di poeti e di narratori. Organizza presso la LIBRERIA ESOTERICA, Galleria Unione, 1 (Piazza Missori), Milano, telefono 02878422, incontri, conversazioni, dibattiti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Incontri e letture di poesia, narrativa, scrittura</p>
<p>Dal 1994 il Cenacolo Sant’Eustorgio tra le sue attività annovera la poesia e la<br />
narrativa, anche con l&#8217;intento e l&#8217;obiettivo di scoprire e presentare voci nuove di poeti e di narratori.<br />
Organizza presso la LIBRERIA ESOTERICA, Galleria Unione, 1 (Piazza Missori), Milano, telefono 02878422, incontri, conversazioni, dibattiti e letture aperti a tutti.<br />
L&#8217;appuntamento è sempre di giovedì dalle 17 alle 18.30 puntuali.</p>
<p>Leggeranno testi scritti da loro, ciascuno per trenta minuti esatti:</p>
<p>12.01.12  Marta Rodini, Alessandro Tacconi, Cataldo Russo<br />
19.01.12  Paolo Rabissi, Giorgio Pestinoni, Claudio Recalcati<br />
26.01.12  Roberto Bertoldo, Gianfranco Fabbri, Luciano Benini Sforza</p>
<p>Ulteriori informazioni in proposito presso il nostro approdo Internet: www.bernardiweb.it/santeustorgio</p>
<p>Ingresso libero.</p>
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		<title>L&#8217;arte di convitare spiegata al popolo</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 13:47:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[5.Alla riscoperta dell’Italia minore]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovanni Rajberti, poeta e medico milanese (1805-1861), vede così il susseguirsi delle festività. Il testo, in dialetto milanese, è il seguente: « El primm de l&#8217;ann se comenza a mangià la carsenza; se fa onor a Sant Bias col Panatton; San Giusepp l&#8217;è vin dolz cont i tortej; San Giorg, panera e lacc col mascarpon; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Giovanni Rajberti</strong>, poeta e medico milanese (1805-1861), vede così il susseguirsi delle festività. Il testo, in dialetto milanese, è il seguente:</p>
<p>« El primm de l&#8217;ann se comenza<br />
a mangià la carsenza;<br />
se fa onor a Sant Bias col Panatton;<br />
San Giusepp l&#8217;è vin dolz cont i tortej;<br />
San Giorg, panera e lacc col mascarpon;<br />
Pasqua la g&#8217;ha el cavrett a l&#8217;uso ebrej,<br />
e per differenzialla no se scappa<br />
de fa l&#8217;insalattinna e i oeuv in ciappa;<br />
gh&#8217;è finna el dì di mort<br />
che porta tempia e scisger per confort,<br />
e la sira, per compì l&#8217;indigestion,<br />
gh&#8217;è el rosari e i marron.<br />
Figurev poeu a Natal<br />
che tra i fest l&#8217;è la festa principal;<br />
se sent fina a tri Mess e capirii<br />
che gh&#8217;è anca l&#8217;oblig de mangià per tri. »</p>
<p><a href='http://www.provole.info/wp-content/uploads/2011/12/buon-anno-2012-con-Giovanni-Rajberti.pdf'>buon anno 2012 con Giovanni Rajberti</a></p>
<p>(Giovanni Rajberti, <em>L&#8217;arte di convitare spiegata al popolo</em>)	 </p>
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