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	<title>Pro-vocazioni letterarie &#187; 4.Proposte di autori e lettori a confronto</title>
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	<description>Pro-vocazioni letterarie è uno spazio dedicato agli amanti della scrittura, nella perenne ricerca di un equilibrio tra l'estro creativo e il dettato dei canoni culturali in voga, nella provocazione dell'esserci. Interpreti e testimoni del proprio tempo.</description>
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		<title>Breve  nevicata notturna</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 07:11:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[4.Proposte di autori e lettori a confronto]]></category>

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		<description><![CDATA[Voce narrante: Michele Maggi Se non avessi avuto il blocco delle dita, il blocco del foglio bianco, la riserva di parole completamente esaurita, probabilmente in quella primavera di fine millennio avrei scritto davvero un grande romanzo, o perlomeno un saggio fondamentale sull&#8217;origine dei mondi o qualcosa di simile. Invece le intuizioni e le idee che, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Voce narrante: Michele Maggi</em></p>
<p>Se non avessi avuto il blocco delle dita, il blocco del foglio bianco, la riserva di parole completamente esaurita, probabilmente in quella primavera di fine millennio avrei scritto davvero un grande romanzo, o perlomeno un saggio fondamentale sull&#8217;origine dei mondi o qualcosa di simile. Invece le intuizioni e le idee che, quando mi saltavano alla mente parevano geniali, originali, ironiche e maliziose al punto giusto, non appena sfioravano la pagina sotto l&#8217;aspetto di appunti divenivano in un istante noiose, scontate, approssimative, banalmente campate per aria e io mi sentivo così male che distruggevo il tutto in un impeto di rabbia.<br />
E dire che in quei giorni avrei dovuto essere felice ai massimi, era un momento gagliardo, convivevo da un mese con Lucrezia e i segnali disseminati nelle mie giornate sembravano presagire epoche felici. Tutto questo, però, non sapevo adagiarlo su un lenzuolo di carta.<br />
Una mattina andai a trovare Guglielmo a casa sua. Avevo forse bisogno di una scossa che mi spronasse a lasciare indietro tutti i dubbi, una parola rassicurante, come quando qualcuno ti dice: “Sorridi amico, non c&#8217;è niente che non vada come deve andare, in fondo”.<br />
Guglielmo tossicchiò e si ficcò la sua matita smangiucchiata in bocca; era il suo segno di  distinzione, quella matita. Non che fosse sempre la stessa, anzi; Guglielmo aveva disseminato mozziconi di matita un po&#8217; ovunque, tanto che aveva  pensato intelligentemente di farsene una buona  scorta, così da non rimanerne mai sprovvisto.<br />
Era la sua bacchetta magica, ci giochicchiava ficcandosela in bocca, ma anche nelle orecchie e nei capelli e ogni tanto, inconsciamente, la parte non temperata stuzzicava le pareti delle narici.<br />
Se la passava con movimenti poetici tra le dita, quando pesava o esponeva le sue idee nebbiose. Era certo l&#8217;ultimo individuo a cui andare a domandare un consiglio pratico, ma ero assolutamente curioso di conoscere la sua opinione su una cosa o due.<br />
Così, semplicemente, gli avevo chiesto perché le parole morivano sulla carta, quando invece all&#8217;inizio risuonavano in testa simili a stupenda musica. Lui tossicchiò una seconda volta e si tolse la matita dalla bocca, lentamente. Mi guardò: “E&#8217; un quesito interessante, compare. D&#8217;altra parte la nascita delle grandi opere è sempre avvolta nel mistero, velata da una sottile magia”. Si passò la matita dalla mano destra a quella sinistra; le introduzioni erano il suo forte.<br />
“La tua domanda mi ricorda un&#8217;idea che m&#8217;ero fatto non molto tempo fa, sul tentativo di racchiudere nelle parole quelle intuizioni che attraversano le menti umane, bacate o meno che siano. Pensa all&#8217;ispirazione, all&#8217;idea astratta, come all&#8217;anima. Le parole, le pagine di un libro, ne sono il corpo; allora forse le opere sono incarnazioni dello spirito nella materia. Capisci, se doni al tuo pensiero una carcassa cartacea, devi sapere che avrà delle limitazioni e dei difetti, come un corpo umano.” Quattro secondi. “Per cui tu diventi un dio creatore se riesci a combinare bene spirito e materia. Che ne pensi?”&#8230;</p>
<p><em>(Tratto dal libro &#8220;Breve nevicata notturna; autore: Giacomo Pinelli; Fedelo&#8217;s editrice)</em></p>
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		<title></title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 06:58:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[4.Proposte di autori e lettori a confronto]]></category>

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		<description><![CDATA[Piogge d&#8217;estate: la polvere delle strade si è fatta fango çlirim muça dalla raccolta: Fango di strada, Albalibri Editore]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Piogge d&#8217;estate:<br />
la polvere delle strade<br />
si è fatta fango</p>
<p><em>çlirim muça</em><br />
<em>dalla raccolta: Fango di strada, Albalibri Editore </em></p>
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		<title></title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 06:54:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[4.Proposte di autori e lettori a confronto]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho dato ascolto all&#8217;usignolo che canta. Oggi sciopero! çlirim muça dalla raccolta: Fango di strada, Albalibri Editore]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho dato ascolto<br />
all&#8217;usignolo che canta.<br />
Oggi sciopero! </p>
<p><em>çlirim muça</em><br />
<em>dalla raccolta: Fango di strada, Albalibri Editore </em></p>
]]></content:encoded>
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		<title></title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 14:56:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[4.Proposte di autori e lettori a confronto]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricevo luce da una stella morta e scrivo haiku çlirim muça dalla raccolta: Fango di strada, Albalibri Editore]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricevo luce<br />
da una stella morta<br />
e scrivo haiku</p>
<p><em>çlirim muça</em><br />
<em>dalla raccolta: Fango di strada, Albalibri Editore </em></p>
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		<title>Il Natale secondo Giuseppe</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 10:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[4.Proposte di autori e lettori a confronto]]></category>

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		<description><![CDATA[L’angelo nei panni di messaggero di un potentato (P) celeste ma fedifrago, per l’innaturale connubio tra cielo e terra, raccomandò a Giuseppe di stare tranquillo e zitto. “Arrangeremo il natale affinché nessun discredito venga a cadere né sul tuo capo e né su alcuno dei tuoi discendenti.” Giuseppe per quanto intimorito domandò: “Va bene, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’angelo nei panni di messaggero di un potentato (P) celeste ma fedifrago, per l’innaturale connubio tra cielo e terra, raccomandò a Giuseppe di stare tranquillo e zitto. “Arrangeremo il natale affinché nessun discredito venga a cadere né sul tuo capo e né su alcuno dei tuoi discendenti.”<br />
Giuseppe per quanto intimorito domandò: “Va bene, ma cosa mai si potrà inventare per nascondere la verità?”<br />
E l’angelo rispose: “Dubiti delle infinite possibilità che il divino mio Signore possa mettere in campo?”<br />
E Giuseppe fattosi più cauto si giustificò: “Non ho dubbi, temo soltanto di fare la figura, oltre che del cornuto, anche del somaro.”<br />
 L’angelo prontamente lo rassicurò: “Vorrà dire che alla nascita del bambino faremo in modo che sia presente, a distogliere l’attenzione, un animale con le corna e un asino vero. E per confondere ulteriormente le acque, mentre tu e la divina sposa partirete lontano, spargeremo la voce che i bambini appena nati saranno trucidati, manderemo i soldati nei quattro angoli del regno…”<br />
Nient’affatto rassicurato Giuseppe l’interruppe: “Ma in questo modo la <em>mia</em> sposa e io ci troveremo in un angolo sperduto del regno con poco cibo, senza riparo e al freddo.”<br />
E l’angelo sospirò: “Ah, uomo di poca fede. Perché allora ho detto che ci saranno un bue e un asino? Per riscaldare la culla. E la nascita del bambino sarà annunciata da una stella cometa. Così tutti sapranno dell’evento, e da vicino e da lontano porteranno alla capanna i loro doni.”<br />
Giuseppe sempre riottoso tacque per un po’, poi ruppe il silenzio: “Mi preoccupa il suo futuro. Con tutta questa messa in scena, non crede che il bimbo finirà con il montarsi la testa?”<br />
Allora l’angelo sorridendo gli rivelò: “Infatti egli è predestinato a fare cose mirabili; avrà intorno a sé discepoli e seguaci che conquisteranno il mondo. Il natale sarà celebrato di anno in anno…” e poiché Giuseppe si mostrava felice come se lo avessero appeso, leggendogli nel pensiero, seraficamente aggiunse: “Le palle appese all’albero sono parte di un rito pagano che s’imporrà accanto alla tradizione del presepe.”<br />
Sempre più sbigottito Giuseppe, cercando le parole, farfugliò tra sé e sé: “Quindi tutta la mia vita verrà stravolta, e la cosa  continuerà per molto tempo ancora.” Poi da buon falegname domandò: “Qual è il disegno in tutta questa opera?”<br />
L’angelo esitò, vedeva chiaramente il disegno divino simboleggiato nella ‘ ti ’ della croce, pertanto preferì rifugiarsi nell’ignoranza: “I disegni del Signore sono così grandi e inafferrabili che è impossibile per le altre creature comprenderli in ogni aspetto e trama.”<br />
Giuseppe, rincuorato di non essere il solo a porsi delle domande inopportune, chiese: “Ho capito, ma per quanto tempo durerà questa storia?” Umile artigiano, gli dava noia il pensiero di non potere riposare indisturbato nemmeno nella tomba.<br />
L’angelo, sperando che Giuseppe si mettesse l’animo in pace, rispose di getto: “Di lui si parlerà per almeno un paio di millenni.” Poi di colpo s’interruppe.<br />
“E dopo?” fece Giuseppe affranto. Due millenni gli parevano già troppo, ma sembrava che l’angelo ne sapesse molto di più di quanto volesse rivelare.<br />
“E dopo arriverà una scatola magica: la ‘ tv ’, un marchingegno a simbolo della croce e della vittoria” spiegò l’angelo “capace di far giungere l’immagine e la parola al mondo intero nello stesso istante. E un nuovo potentato (P2) lancerà nell’etere un nuovo Grande Comunicatore (GC) che offuscherà ogni disegno terreno e divino dietro i propri disegni.”<br />
“Cosa avrà costui di diverso e di tanto importante da comunicare?” chiese Giuseppe alquanto frastornato.<br />
“Oh, se è per questo niente di nuovo!” ammise l’angelo. “Ma dopo aver subìto un’aggressione al viso, risorgerà e anche lui si metterà a parlare di perdono e di amore.”<br />
“Amore, amore!” esclamò Giuseppe, “proprio a me vieni a parlare d’amore? In quanto alla tua scatola magica, la tv: rappresenta la trappola della verità o piuttosto la tana della vergogna. Il teatrino della vita, ecco.” E poiché l’angelo fece cenno di accomiatarsi aggiunse: “Allora l’uomo dopo due millenni non avrà ancora capito granché?”<br />
“Certo che sì!” lo rassicurò l’angelo scombussolato dal protrarsi della conversazione. Sicché poi sottovoce gli sussurrò: “Non dovrei dirlo. In realtà arriveranno, nel corso dei secoli, altri eletti del Signore. Ad esempio un certo falegname, di nome Geppetto&#8230;”<br />
“Prima o dopo il Grande Comunicatore?” domandò Giuseppe.<br />
“Prima, circa un secolo prima,” precisò l’angelo. Quindi spazientito tagliò corto: “Beh, ora devo lasciarti, andrà a finire che Geppetto preferirà avere un figlio tutto d’un pezzo. Fatto del medesimo legno. Ma non funzionerà lo stesso, poiché, a parte una fata che si metterà di mezzo, il burattino ne combinerà di ogni colore.”<br />
“Ancora una domanda. E così il natale dei burattini, appena cominciato, sarà subito finito?”<br />
“Tutt’altro,” disse l’angelo allontanandosi, “di natale e di burattini ce ne saranno in gran numero, un numero proporzionato al successo dei grandi comunicatori. Buon natale, mio buon Giuseppe.”<br />
Intanto l’angelo era scomparso. “Quand’è così, dalla parte dei burattini, sarò in grande compagnia,” constatò Giuseppe anche se non del tutto rinfrancato. Anzi nella immediatezza del momento, più che mai solo, si rivolse alle stelle, e suo malgrado unendosi al coro celeste disse: “Allora, buon natale a tutti!”<br />
AF</p>
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		<title>I mici di Eda ed i profumi del Rio del cimitero</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 07:56:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[4.Proposte di autori e lettori a confronto]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel mio cervello ci sono tanti profumi, le mie illusioni odorose, così le chiama mio marito. I fiori d’angelo del giardino di mia nonna che odoravano così tanto che il loro profumo mi trapassava il cervello. e quel profumo lo sento ancora. Ero una bambina solitaria, ma molto agitata. Salivo in sella alla bici saltandoci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel mio cervello ci sono tanti profumi, le mie illusioni odorose, così le chiama mio marito.<br />
I fiori d’angelo del giardino di mia nonna che odoravano così tanto che il loro profumo mi trapassava il cervello. e quel profumo lo sento ancora.<br />
Ero una bambina solitaria, ma molto agitata. Salivo in sella alla bici saltandoci sopra come un maschio, non avevo atteggiamenti da brava bambina, infatti, pedalando come una pazza senza toccare il manubrio mi buttavo giù dalla discesa di casa mia ed andavo in campagna.<br />
I miei prati preferiti erano quelli vicino al cimitero, ed era là che raccoglievo ed odoravo bellissimi fiori.<br />
Era sicuramente la terra grassa del camposanto che li faceva così belli! Ricordo tra gli altri i fiori che io chiamavo “le saponette”, si sfregavano con i palmi delle mani e facevano una schiuma profumata.<br />
Al fiore del papavero toglievo i petali e premevo sull’avambraccio quello che rimaneva del fiore  per riprodurre il segno della vaccinazione.<br />
Annusavo e mangiavo i fiori dolciastri degli alberi d’acacia che costeggiavano i bordi del Rio vicino al cimitero. Profumi e libertà dalle costrizioni di papà e mamma.<br />
Io fuggivo dalle continue frasi: “Hai messo la maglia di lana? Non uscire, devi ancora digerire!” ed ancora: “non uscire fuori dal cortile ,potresti farti male!” e via di seguito…<br />
Quando mio padre mi veniva a cercare e mi pescava per i campi, mi prendeva a sberle, ma cocciuta io persistevo, non avvertivo i pericoli, ero sempre a caccia di muove emozioni.<br />
Vicino al cimitero scorreva un rigagnolo d’acqua, il Rio, dove in primavera raccoglievo delle bellissime viole e fu proprio lì che trovai i primi gattini.<br />
Erano tre, <em>piangevano a squarciagola</em> come dei piccoli aquilotti affamati. Li avvolsi nel mio golfino e li misi nel cestino della mia piccola bicicletta.<br />
Li portai a casa ma mio padre mi obbligò a portarli in fondo alle scale, sul ballatoio che andava in cantina.<br />
Li misi in una scatola da scarpe con degli stracci e provai a dar loro del latte. Si calmarono, non miagolavano più e si addormentarono raggomitolati, scaldandosi l’un l’altro. Mia nonna che aveva il cipiglio di un carabiniere, disse che non si dovevano tenere perché avrebbero rovinato l’orto.<br />
Mio padre poi odiava tutti i gatti in quanto diceva che mi avrebbero graffiato perché traditori. “E per di più, dove ci sono gatti, anche la casa puzza di gatto!”<br />
Mio nonno non disse niente e così mia mamma, ma si capiva che erano contrariati.<br />
Fu una notte agitata, non vedevo l’ora di buttarmi giù per le scale e controllare ed accarezzare i loro corpicini. C’erano ancora, li rifocillai, ma dovetti allontanarmi da loro per andare a scuola.<br />
Tornata a casa, non li trovai più e mio nonno, a cui credevo ciecamente perché buono ed affettuoso con me, disse che era venuta la loro mamma e li aveva portati via.<br />
Tornai ancora al Rio del cimitero e portai ancora a casa altri micini, ne ricordo uno in particolare perché era diventato cieco per il troppo sole. Il Rio era considerato il cimitero dei gatti, infatti, per sbarazzarsene li buttavano nell’acqua, ma qualcuno si salvava ed io lo raccattavo. Lo portavo a casa, lo nutrivo, ma dopo uno o due giorni spariva. “Lo abbiamo dato via, c’era il proprietario di quel bar che lo voleva” e così via. Io credevo ciecamente a quelle bugie ed ero contenta per la sorte benigna dei gattini. Ma il mio struggente desiderio di dare affetto e di coccolare un animaletto veniva sempre soffocato.<br />
Seppi, anni più tardi, che il mio caro ed affettuoso nonno li prendeva e li buttava al di là del muro di cinta che confinava con la fabbrica di velluti Dellepiane dove ad aspettarli trovavano dei feroci cani da guardia.<br />
Passati due anni non andai più a pedalare lungo il Rio e dovettero passare ben quattordici anni prima che una piccola micia randagia potesse rimanere in casa mia come “gatto ufficiale”.<br />
Io non abitavo più insieme ai nonni nella vecchia casa di campagna, e mio padre, nel frattempo, si era intenerito così tanto che era diventato amicissimo della mia Mina. Guai a toccargliela. Continuava a dire: “E’ vero, i gatti bisogna proprio conoscerli!”<br />
Si vede che col passare degli anni era cambiato anche il suo olfatto.</p>
<p><em>Maria Teresa Campora</em></p>
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		<title>Una storia chiusa</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 09:42:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[4.Proposte di autori e lettori a confronto]]></category>

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		<description><![CDATA[Un racconto di Paolo Avanzi È come se una campana, sepolta nel passato, scandisse con i suoi rintocchi l’approssimarsi di un evento terribile di cui s’era persa traccia. Senti il tempo che si allontana con le tue speranze e ritorna con i tuoi rimorsi in un’altalena senza fine: la misura di una vita storta. Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Un racconto di Paolo Avanzi</em></p>
<p>È come se una campana, sepolta nel passato, scandisse con i suoi rintocchi l’approssimarsi di un evento terribile di cui s’era persa traccia. Senti il tempo che si allontana con le tue speranze e ritorna con i tuoi rimorsi in un’altalena senza fine: la misura di una vita storta.<br />
Ma a volte questo ritmo si spezza… è un rumore brusco, un paio di dadi gettati sul tavolo, proprio sotto i tuoi occhi, e sei tentato a giocare, a giocarti quel poco che ti resta.<br />
«Non ci casco», te lo sarai detto chissà quante volte, «la solita partita truccata.» Intanto però il risultato viene fuori lo stesso, e allora non puoi fare a meno di barare con te stesso, pensi a un sogno, ad uno di quei brutti sogni al risveglio dei quali tutto si risolve.<br />
Lo dice anche Elda mia moglie che tutto si può risolvere, o meglio lo diceva&#8230; Con le sue analisi, le sue impeccabili noiosissime analisi… Lo devo a lei se il letto in cui mi rivolto è diventato il prolungamento del suo lettino da psicanalista. Parlo anche nel sonno (bel risultato, eh?), anzi è proprio nel sonno che le mie angosce diventano attendibili. (Se lo sapesse, cambierebbe l’orario delle sue sedute). Beata lei che può fare sonni tranquilli… Il suo inconscio l’ha setacciato a tal punto da non avere più segreti. Io non potendo dire altrettanto, mi barcameno di notte con i rituali di sempre: chiudo e riapro e richiudo la porta d’ingresso, faccio la ronda in ogni stanza controllando che non ci siano intrusi, abbasso le tapparelle perché non filtri il minimo spiraglio di luce, mi rimbocco le lenzuola fin sopra la testa, levo una preghiera al patrono degli atei, impreco contro me stesso&#8230; Servirà? Mah. Quando qualcosa deve accadere, prima o poi accade, e non c’è autocoscienza o scongiuro che tenga a scacciare i cattivi fantasmi.<br />
Lo penso mentre il viavai delle macchine sottocasa non mi lascia tregua. Elda se ne n’è andata.  Un litigio, un errore imperdonabile, io che non mi sono ricordato del nostro anniversario di matrimonio&#8230;  e non è neppure la cosa più grave. No, ma ora sono solo e nessuno mi può rompere&#8230; A cinquant’anni uno ha diritto ad avere la coscienza in pace. E allora cos’è questo mio batticuore ad ogni telefono che squilla?<br />
<a href='http://www.provole.info/wp-content/uploads/2009/10/continua-il-racconto-Una-storia-chiusa.pdf'>continua il racconto-Una storia chiusa</a></p>
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		<title>Chi cura la badante?</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 09:33:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il riverbero del sole nell’acqua mi aveva quasi destato dal torpore pomeridiano, e per un attimo scosso, come il piccolo vuoto d’aria desta il passeggero di lungo corso, che subito ritorna al suo dormiveglia. Seduta sul bordo della vasca, le gambe penzoloni, i piedi a mollo, mi era sembrato che lei mi aspettasse. Ma era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il riverbero del sole nell’acqua mi aveva quasi destato dal torpore pomeridiano, e per un attimo scosso, come il piccolo vuoto d’aria desta il passeggero di lungo corso, che subito ritorna al suo dormiveglia. Seduta sul bordo della vasca, le gambe penzoloni, i piedi a mollo, mi era sembrato che lei mi aspettasse. Ma era soltanto una folata di vento e il riflesso della scaletta nell’increspatura dell’acqua cristallina&#8230;<br />
<a href='http://www.provole.info/wp-content/uploads/2009/10/continua-chi-cura-la-badante.pdf'>continua-chi cura la badante</a></p>
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		<title>Cenerentola alla corte dei draghi-camaleonti</title>
		<link>http://www.provole.info/archives/794</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 07:24:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un tempo era risaputo che l’intero dominio dei draghi avesse una conformazione di tipo vulcanico, che il terreno fosse solcato da colate laviche infuocate, che il cuore del reame &#8211; il potere &#8211; sprigionasse l’effetto magnetico di una calamita. Poi col trascorrere dei secoli se ne è persa memoria e con essa alcuni aspetti perversi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un tempo era risaputo che l’intero dominio dei draghi avesse una conformazione di tipo vulcanico, che il terreno fosse solcato da colate  laviche infuocate, che il cuore del reame &#8211;  il potere &#8211; sprigionasse l’effetto magnetico di una calamita. Poi col trascorrere dei secoli se ne è persa memoria e con essa alcuni aspetti perversi dei giochi prevalenti a corte.<br />
Nel confronto con altri reami, i draghi-camaleonti esercitavano un’attrattiva in più, specie sulle fanciulle in cerca di sistemazione &#8211; che poi erano la maggior parte. Avevano l’abitudine di cangiarsi d’abito, di trasformarsi assecondando i colori delle stagioni o inseguendo le ore del giorno e della notte, insomma avendo ricevuto dalla natura il dono particolare di mimetizzarsi, sapevano come vendere cara la pelle, al passo coi tempi che andavano modernizzandosi velocemente.<br />
Cenerentola, al pari di tante altre ragazze, aveva seguito con scrupolo le raccomandazioni della madre: “Figlia mia, cercati un buon partito!” Dopo mille vicissitudini, aveva infine varcato la soglia del palazzo da promessa sposa, avendo conquistato addirittura il cuore del Principe.<br />
Ossia, con tanti svolazzi di abiti cangianti, il Principe era cascato nel tranello antico quanto il mondo. In barba agli dèi protettori dei camaleonti!<br />
I dignitari di corte avevano subito fiutato il vento contrario, ravvisando il principio della fine del loro potere a corte. Confabularono fra loro, manifestarono i loro dubbi alle classi agiate e si accordarono con la parte più illuminata, l’alta borghesia, per cambiare vesti alle istituzioni. L’imprevisto colpo di fulmine del Principe, per una fanciulla del popolo, non avrebbe sovvertito il corso della storia.<br />
Le nuove istituzioni prevedevano che i cittadini avrebbero eletto i loro rappresentanti al parlamento, e questi a loro volta avrebbero affidato il governo del paese a quanti si erano da sempre distinti degni della gestione del potere. Nella prima bozza della nuova costruzione istituzionale (costituzione) la famiglia reale doveva rimanere buona, in disparte, pena la proclamazione della repubblica, l’espropriazione dei beni e l’esilio.<br />
(continua-apri documento che segue)<br />
<a href='http://www.provole.info/wp-content/uploads/2009/09/Cenerentola-alla-corte-dei-draghi-camaleonti.pdf'>Cenerentola alla corte dei draghi camaleonti</a></p>
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		<title>Giallo estremo</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 07:28:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[4.Proposte di autori e lettori a confronto]]></category>

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		<description><![CDATA[Di quand’ero ragazzo ricordo due fasi, forse speculari tra loro, come due facce della stessa medaglia. Il fastidio indicibile che provavo nell’udire mio padre riproporre il racconto ossessivo della sua prigionia durante la II guerra mondiale. E la ‘dipendenza’ dal giudizio dei compagni. Mentre mio padre cominciava a dimenticare quali episodi, della sua drammatica esperienza, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di quand’ero ragazzo ricordo due fasi, forse speculari tra loro, come due facce della stessa medaglia. Il fastidio indicibile che provavo nell’udire mio padre riproporre il racconto ossessivo della sua prigionia durante la II guerra mondiale. E la ‘dipendenza’ dal giudizio dei compagni.<br />
   Mentre mio padre cominciava a dimenticare quali episodi, della sua drammatica esperienza, aveva già raccontato e a chi, io diventavo sempre più insofferente quando era pressato ad ascoltarlo. Di pari passo tra compagni, sia pure nell’amalgama speciale che ci univa, iniziavano ad affiorare in taluni di noi delle attitudini caratteriali che combinate con le singole capacità, avrebbero fatte di ognuno una persona diversa.<br />
   Ma l’evoluzione nei singoli individui non veniva recepita allora come una formazione, progressiva, della nostra personalità. Sembrava piuttosto la sommatoria di tante particelle che all’improvviso formano un insieme. Era come se qualcuno tracciasse sbrigativamente una riga sotto, ed eseguendo un rapido calcolo, si veniva catapultati in una dimensione propria, che ricevendo l’attenzione dei compagni, prendeva concretezza. Anche in momenti inopportuni poteva saltare la mosca al naso al nostro matematico schizofrenico. Di colpo, a far scattare il gesto decisivo bastava un niente: una parola o una semplice osservazione.<br />
(continua)<br />
<a href='http://www.provole.info/wp-content/uploads/2009/08/gialloestemo1parte.pdf'>gialloestemo1parte</a></p>
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