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	<title>Pro-vocazioni letterarie &#187; 3.L’angolo nascosto della libreria e un poco oltre</title>
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	<description>Pro-vocazioni letterarie è uno spazio dedicato agli amanti della scrittura, nella perenne ricerca di un equilibrio tra l'estro creativo e il dettato dei canoni culturali in voga, nella provocazione dell'esserci. Interpreti e testimoni del proprio tempo.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 06 Sep 2010 13:15:37 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Indietro tutta!</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 08:05:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[3.L’angolo nascosto della libreria e un poco oltre]]></category>

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		<description><![CDATA[di Antonio Fiorella Il bailamme multimediale è sotto l’aspetto formativo un valzer che ci riporta indietro alla cultura orale. Lo dicono senza mezzi termini &#8211; anzi lo scrivono in un italiano forbito &#8211; i cattedratici Mario Groppo e Maria Clara Locatelli nel libro “Mente e cultura”. (Assolutamente da non confondere l’arte del parlare con quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Antonio Fiorella</em></p>
<p>Il bailamme multimediale è sotto l’aspetto formativo un valzer che ci riporta indietro alla cultura orale. Lo dicono senza mezzi termini &#8211; anzi lo scrivono in un italiano forbito &#8211; i cattedratici Mario Groppo e Maria Clara Locatelli nel libro “Mente e cultura”. (Assolutamente da non confondere l’arte del parlare con quella dello scrivere, poiché il libro verte quasi interamente sul sapere che si estrinseca diversamente a seconda delle modalità e tecniche di comunicazione in uso nelle varie epoche storiche).<br />
Oggi siamo immersi in un mondo di immagini e di sonorità che ci accompagnano &#8211; se non proprio ci assillano &#8211; per l’intera giornata. I bambini sostano lunghe ore davanti alla tv; i ragazzi vanno in giro o studiano con l’iPod al seguito e auricolari incollati all’orecchio; lo schermo tv, oltre ad avere ormai del tutto sostituito il focolare domestico, è diventato ospite fisso durante i pasti in famiglia. “Questo strapotere del suono e dell’immagine  è una dimensione relativamente recente e comunque del tutto nuova rispetto a quella della parola stampata”. La parola scritta si offre silenziosa, impegna il lettore a seguire con attenzione i passaggi del testo, si propone nella linearità di uno sviluppo evolutivo che si snoda di pagina in pagina, da un capitolo all’altro. Al contrario, mentre si ascolta la radio, non di rado anche quando la tv è accesa, vengono svolte mansioni domestiche o lavorative, attività che sembrano conciliarsi tra loro.<br />
Le nuove tecnologie audiovisive, pervasive, coinvolgono i nostri sensi più di quanto sia mai avvenuto in epoche passate&#8230; <a href='http://www.provole.info/wp-content/uploads/2010/06/Indietro-tutta-continua....pdf'>Indietro tutta! &#8211; continua&#8230;</a></p>
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		<title>Convergenze</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 12:47:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Walter E. Gost Due libri scritti negli anni ’80, una straordinaria convergenza. Sebbene gli autori abbiano sempre vissuto a distanze oceaniche tra di loro, sia in senso metaforico che assoluto, separati da carriere, frequentazioni e percorsi diversissimi, entrambi puntano il dito in una identica direzione. Media Lab, il futuro della comunicazione &#8211; “Tutti al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Walter E. Gost</em></p>
<p>Due libri scritti negli anni ’80, una straordinaria convergenza. Sebbene gli autori abbiano sempre vissuto a distanze oceaniche tra di loro, sia in senso metaforico che assoluto, separati da carriere, frequentazioni e percorsi diversissimi, entrambi puntano il dito in una identica direzione.</p>
<p><em>Media Lab, il futuro della comunicazione</em> &#8211; “Tutti al Media Lab obietterebbero che la Macchina [<em>the Machine stops</em>] di E.M. Forster è esattamente quello che stanno cercando di prevenire. Tuttavia sembra proprio […] una Macchina Architettonica come la descrisse Negroponte […] Come tutti i computer si guasta, ma il computer e il guasto sono cresciuti troppo per essere riparati da un’umanità imbambolata.”</p>
<p><em>Testacoda</em> &#8211; Un romanzo che narra “un frammento del tempo. Nel momento in cui il telex viene superato da nuove tecnologie si coglie il vero dramma del nostro secolo: all’orizzonte dell’umanità incombono svolte da cui può derivare l’impossibilità di un ritorno.”</p>
<p>L’autore di <em>Media Lab</em>, Stewart Brand, è un giornalista americano dalle brillanti capacità divulgative del pensiero scientifico. Introducendosi nel centro MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston rivela al pubblico i segreti della ricerca più spinta e delle tecnologie d’avanguardia. Il libro anticipa l’arrivo della convergenza tra la carta stampata, la televisione e il computer, e il peso che l’informazione e i flussi di capitali vanno assumendo nell’economia globalizzata &#8230; <a href='http://www.provole.info/wp-content/uploads/2010/05/Convergenze-per-continuare-la-lettura.pdf'>Convergenze &#8211; per continuare la lettura</a></p>
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		<title>La visione di un pipistrello</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 08:59:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Antonio Fiorella E’ impressionante la carrellata di argomentazioni che l’autore de “l’orologiaio cieco” mette in campo a supporto delle sue tesi di biologo evolutivo. Ovvio, verrebbe da dire, date certe premesse! Il recensore di un precedente libro di Richard Dawkins consigliava il lettore di “calzare le scarpette da ginnastica mentale”. Temo che nel nostro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Antonio Fiorella </em></p>
<p>E’ impressionante la carrellata di argomentazioni che l’autore de “l’orologiaio cieco” mette in campo a supporto delle sue tesi di biologo evolutivo. Ovvio, verrebbe da dire, date certe premesse!<br />
Il recensore di un precedente libro di Richard Dawkins  consigliava il lettore di “calzare le scarpette da ginnastica mentale”. Temo che nel nostro caso sia più appropriato indossare una tuta spaziale dotata di congegni visivi a raggi infrarossi, radar, sonar e attrezzatura computerizzata. A meno che uno non si senta più portato a calarsi nei panni di un pipistrello.<br />
Superate queste esitazioni iniziali, il neofita potrà immettersi nel terreno &#8211; apparentemente accidentato &#8211; della complessità, spaziando di digressione in digressione, attraversando un po’ tutte le scienze. Assieme a quanti non hanno profonde conoscenze nello scibile umano, avrà motivo di sorprendersi per la quantità di informazioni e rivelazioni che gli verranno profuse, con voli di fantasia disneyani e piccole dosi di humour inglese.<br />
Il titolo trae origine e spunto da un’opera di William Paley “Teologia naturale”: dal ritrovamento di un orologio si evince che da qualche parte esiste (o è esistito, se il fattore è l’essere umano) un orologiaio.<br />
<em>per proseguire la lettura: </em><a href='http://www.provole.info/wp-content/uploads/2010/04/La-visione-di-un-pipistrello-continua.pdf'>La visione di un pipistrello &#8211; continua</a></p>
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		<title>Il filo di Arianna</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 10:34:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un filo ininterrotto di pensieri &#8211; tanto molesti quanto sprizzanti di giovanile determinazione &#8211; accompagna la protagonista, passo dopo passo, nel ginepraio esistenziale della vita in una moderna città. Di volta in volta lo svolgimento narrativo prende forma, nell’aspirazione di riuscire a far quadrare il bilancio con i magri proventi che le derivano da una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un filo ininterrotto di pensieri &#8211; tanto molesti quanto sprizzanti di giovanile determinazione &#8211; accompagna la protagonista, passo dopo passo, nel ginepraio esistenziale della vita in una moderna città. Di volta in volta lo svolgimento narrativo prende forma, nell’aspirazione di riuscire a far quadrare il bilancio con i magri proventi che le derivano da una stancante giornata presso un call center, nell’ossessivo proponimento d’intraprendere una dieta ferrea, nel costante tentativo di liberarsi dall’angoscia di un domani incerto.<br />
La precarietà costringe la giovane donna a correre come una trottola da un punto all’altro del labirinto metropolitano.  “San Babila, fermata San Babila”. Ad ogni inizio di giornata riecheggia il richiamo alla realtà, che concorre a scuotere il passeggero dal torpore dei pensieri che più lo assillano. Quell’avvertimento è il filo di Arianna a cui con tenacia la protagonista si tiene aggrappata. Non può sgarrare: tolto l’affitto, il cibo e tutte le incombenze da pagare, non resta altro che il sogno di una vita diversa. Soltanto un sogno appunto.<br />
Arianna, la giovane protagonista dal nome inconfondibile &#8211; tranne per il patrigno &#8211; abita a Milano, in via Eritrea. Dai quartieri dormitorio della periferia milanese ogni mattina si reca in pieno centro, dove tutto il giorno resta incollata al telefono alle prese con i clienti di una marca di navigatori satellitari. Tecnologia a parte, non c’è modo di poter spaziare.<br />
Per giunta quest’oggi è arrivata in ritardo; per recuperare dovrà saltare la pausa pranzo. A stomaco vuoto fa ritorno a casa progettando di divorare la magra insalatina che l’aspetta in frigo. Ma la porta è sbarrata dall’interno; la coinquilina è barricata con il suo compagno; dovrà aspettare fino a tarda sera su una panchina.<br />
E’ stata una maledetta giornata, andata storta. Sarebbe proprio il caso di dire: una giornata storta, sia all’andata che al ritorno!<br />
<em>L’autista della 57 le ha chiuso in faccia le porte, o così le è parso. L’ha incontrato al ritorno, al capolinea, mentre parlava con i colleghi; per un attimo gli sguardi si sono incrociati, si sono squadrati reciprocamente; mentalmente lo ha mandato a quel paese.</em><br />
E’ andata peggio al collega del call center Andrea. Per aiutare uno che si è confuso tra Milano e Milano Marittima, si è dilungato al telefono più del necessario; secondo certi parametri etico aziendali, che il capufficio Mezzasalma esegue alla lettera, avrebbe commesso una infrazione. E difatti è stato prontamente licenziato.<br />
Le settimane passano gioiose e inquiete tra una pizza ciclopica che Arianna consuma sotto lo sguardo inorridito della madre (che conosce bene i dettami della moda, lavorando in una boutique del centro) e dei ritratti dei divi affissi alla parete (che dettano la moda), tra una passeggiata nel parco con il fratellastro Arturo, una telefonata da parte dell’amica Alessia in vacanza in un villaggio del Mar Rosso. A parte un fitto chiacchiericcio con i pupazzi di Arturo e la vista di due topi che nuotano tranquilli nel laghetto del parco, il registro di bordo non registra niente di rilevante. <em>Dell&#8217;autista sgarbato della 57 neppure l’ombra.</em> Nel palazzo della casa materna invece è tutto un viavai di avventori delle due cinesi che si sono installate al primo piano. Ma Arianna è solo di passaggio; dopo un rapido intervento alle piante del terrazzo, sguscia via prima dell’arrivo del patrigno.<br />
Fine settimana in Liguria, per accompagnare Arturo dalla nonna che trascorre le vacanze al mare. Una parentesi piacevole che si rivela corroborante anche per l’inatteso proposito della nonna di farle una donazione in danaro. La mamma sapeva, era tutto combinato.<br />
L’ammontare deve restare un segreto, ma niente vieta di cominciare quanto prima a elaborare un progetto per l’avvenire. Il momento si fa delicato; mentre prosegue l’attesa dell’accredito dei fondi sul proprio conto corrente, <em>ricompare la sagoma del solito autista al posto di guida della 57, a intorpidire la serenità della giornata</em>. Per una strana associazione d’idee, nella mente di Arianna riaffiora il racconto raccapricciante del ritrovamento, nei primi anni del dopoguerra, di ossa umane in un cassonetto dei rifiuti.<br />
Tuttavia niente potrà frapporsi alla svolta del destino. Temprata dall’esperienza nel call center ha saputo resistere ai miraggi di guadagni futuri proposti dal funzionario di banca. La sua amica Sabrina ha visto giusto: lei ha una passione su cui è bene investire. Trascorrerà il mese di agosto lavorando, nell’attraversare le strade deserte di Milano, <em>sentendosi il fiato sul collo</em>, vivrà un momento di panico, &#8211; scopre con sollievo che è Andrea.<br />
Alla fine l’avviso “San Babila, fermata San Babila”, non riecheggerà più come l’incombente inizio della odiata corvè quotidiana. Suonerà piuttosto come un dolce richiamo a ricordo dei primi affanni e di quella fase di transizione che da giovani conduce all’età adulta.<br />
AF</p>
<p><strong>San Babila, fermata San Babila</strong>, romanzo scritto da: <strong>Maria Fernanda Mancuso</strong> (<em>dalla raccolta del Cenacolo S. Eustorgio c/o la Libreria Esoterica, Milano</em>)</p>
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		<title>“&#8230; and the truth shall set you free”</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 09:38:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il germe dei preconcetti si annida nell’animo umano come un virus influenzale, rinnovandosi ad ogni stagione. Mentre noi ignari diffondiamo il contagio alla stregua di tanti portatori sani, esso sprigiona i suoi effetti perversi, tanto nei confronti delle persone quanto verso le cose. E ci condiziona nell’agire. Una libreria con una impostazione tematica di tipo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il germe dei preconcetti si annida nell’animo umano come un virus influenzale, rinnovandosi ad ogni stagione. Mentre noi ignari diffondiamo il contagio alla stregua di tanti portatori sani,  esso sprigiona i suoi effetti perversi, tanto nei confronti delle persone quanto verso le cose. E ci condiziona nell’agire.<br />
Una libreria con una impostazione tematica di tipo esoterico, dei libri raffiguranti soggetti in estasi, hanno il potere di attrarre o di tenere a distanza il lettore a seconda degli interessi di quest’ultimo. E delle tendenze in voga, sull’onda lunga dei preconcetti.<br />
Fosse dipeso totalmente da me, intendo dire: senza un concorso esterno, non avrei mai acquistato il libro “io sono Me Stesso, io sono Libero” di David Icke. Forse avrei soltanto leggiucchiato qualche passaggio, poi l’avrei riposto sullo scaffale e sarei passato a tutt’altro genere. Invece, nel discorrere con amici della società moderna, “etero-diretta”(1), questi me lo hanno additato tra la letteratura che tratta l’argomento dell’essere umano soggetto a condizionamento. Superato quindi anche il preconcetto visivo della copertina, dove l’autore si esibisce seminudo a braccia aperte come un semidio, sono passato alla verifica.</p>
<p>Siamo come la pecorella smarrita del Signore? Oltre il recinto il gregge è attorniato da lupi? Ogni buon pastore invocando l’Essere Supremo infonde il sacro timore di Dio. E i cani sono sempre al servizio del padrone, il quale provvede ai mastini, fedeli servitori, e alle sue pecore, mungendole e tosandole come si addice al loro stato. L’immagine di un Dio che, di volta in volta, tuona ordini agli ebrei del vecchio testamento, abbandona suo figlio sulla croce, spinge cristiani e maomettani alla contesa palmo a palmo dei luoghi santi, è una immagine bislacca che di divino ha ben poco.<br />
Almeno secondo il giudizio di una mente razionale.<br />
Altrettanto patetico appare il tentativo di avvicinamento fra eminenti religiosi che scoprono un’intesa, nella modernità dei principi universali, solo nel puntare il dito contro l’ateo, poiché così facendo, avvalorano l’ipotesi di un Dio imperscrutabile quanto volubile. Tuttavia neanche ciò costituisce una novità.</p>
<p>E’ la profondità del male a colpire a segno e a far germogliare la catarsi. Lo sconcerto, figlio della curiosità, è appena dietro l’angolo.</p>
<p>Una elite di uomini senza scrupoli cerca d’imporre la dittatura globale servendosi di ogni mezzo. Nel costatare com’è distribuita la ricchezza e nel prendere atto del dominio culturale in essere, si fa davvero poca fatica a crederci. A spanne tutti abbiamo una chiara visione del mondo a forma di piramide: ogni istituzione è governata da una minoranza prevaricatrice sulla maggioranza. Diventa invece raccapricciante la scoperta di programmi di manipolazione mentale &#8211; nei meandri del potere democratico! L’esercizio del dominio attraverso riti satanici, violenze, stupri, delitti programmati &#8211; “la mentalità nazista non morì col 1945”&#8230;<br />
<a href='http://www.provole.info/wp-content/uploads/2010/02/continua...-and-the-truth-shall-set-you-free.pdf'>continua&#8230; and the truth shall set you free</a></p>
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		<title>Il labirinto della ragione</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 09:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Più il mondo scientifico s’inoltra nello studio del cervello umano, più intricato appare l’intreccio fra mente, comportamento e ambiente. La complessità è un derivato dello sviluppo. L’avanzata di nuove tecnologie impone un rapido adeguamento a pressanti esigenze antiche e moderne. In un tale contesto, stratificato quanto soverchiante di regole ataviche e comportamentali, periodicamente spuntano dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Più il mondo scientifico s’inoltra nello studio del cervello umano, più intricato appare l’intreccio fra mente, comportamento e ambiente. La complessità è un derivato dello sviluppo. L’avanzata di nuove tecnologie impone un rapido adeguamento a pressanti esigenze antiche e moderne. In un tale contesto, stratificato quanto soverchiante di regole ataviche e comportamentali, periodicamente spuntano dei seminatori d’incertezze.<br />
Gerd Gigerenzer appartiene a questa schiera di saggi di lungo corso che con riflessioni puntuali induce alla calma gli spiriti saccenti e sa ricondurre ogni ragionamento nell’alveo del comune buon senso. L’adattamento della mente umana all’ambiente è alla base della relazione tra individuo e società. L’attenta osservazione dei comportamenti porta a scoperte che qualche volta appaiono in conflitto con quanto gli educatori ci hanno impartito e  gli studiosi vanno da sempre sostenendo. Pertanto lasciano a bocca aperta affermazioni come “meno conoscenza è più“, “dimenticare fa bene alla mente”, oppure l’imbattersi nella prova documentata che una conoscenza superficiale (in certi frangenti) può risultare più redditizia, dagli investimenti azionari a un gioco di quiz a premi &#8211; per quanto ciò possa sembrare sorprendente alla pura logica. Il fatto è che la nostra intelligenza inconscia ci guida in molte più azioni della nostra quotidianità di quanto si voglia ammettere. E spesso affidarsi ad essa è un bene, anche se occorre comprendere e definire le circostanze in cui è meglio avvalersi del talento innato, frutto del processo evolutivo dell’essere umano, piuttosto che della laboriosa valutazione analitica dei pro e dei contro&#8230;<br />
(<a href='http://www.provole.info/wp-content/uploads/2009/12/continua-Il-labirinto-della-ragione.pdf'>continua &#8211; Il labirinto della ragione</a>)</p>
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		<title>Quando cala la sera</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 06:13:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due libri a confronto: quando l’uscita di scena è ormai prossima; quando la società si accanisce nella delirante missione di prolungare il trapasso dei morti viventi. Exit ghost (il fantasma esce di scena) è inquietante non tanto perché evoca la presenza di uno spettro, quanto perché segna le tappe finali della sua inevitabile scomparsa. L’autore, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Due libri a confronto: quando l’uscita di scena è ormai prossima; quando la società si accanisce nella delirante missione di prolungare il trapasso dei morti viventi.</p>
<p><em><strong>Exit ghost</strong></em> (il fantasma esce di scena) è inquietante non tanto perché evoca la presenza di uno spettro, quanto perché segna le tappe finali della sua inevitabile scomparsa. L’autore, alias Nathan Zuckerman, scrittore di successo nella vita e nella finzione del romanzo, percorre in lungo e in largo, in senso figurato come nella realtà, l’itinerario che lo riconduce a New York. Qui naufragano, tra una clinica e i ricordi di un passato vissuto nella fama, le ultime speranze di vecchio costretto a misurarsi quotidianamente con le disfunzioni del proprio corpo. Ma non è solo l’incontinenza ad angustiarlo. Dopo un’assenza appartata, undici anni trascorsi in solitudine, la metropoli lo catapulta in una sequenza d’incontri che segnano altrettante fasi del suo declino fisico,  mentale ed emotivo.<br />
Una  rapida decisione, dopo la lettura di un piccolo annuncio su un giornale, lo porta a casa di una giovane coppia desiderosa di lasciare New York, con la prospettiva di scambiare abitazione per un anno. Il contatto con la  giovane donna, Jame, è sconvolgente. L’autore farà di tutto per avere altri incontri; la seduzione si snoda attraverso schermaglie verbali che trovano sfogo, in tempi successivi, in dialoghi scritti frutto di fantasie erotiche. Intramezzato in questo risveglio un po’ tardivo di sensi assopiti, l’autore tra l’altro si imbatte in una donna che ha conosciuto in gioventù. Amy Bellette è stata allieva e compagna del letterato E.I.Lenoff. A parte la voce, è quasi irriconoscibile; vecchia e malata, porta ora in viso e sul capo i segni di un intervento di chirurgia che le ha asportato parte del cervello. Insieme &#8211; le menti e i ricordi che vacillano &#8211; si ritrovano a dover fare fronte alle intemperanze di un giovane sedicente biografo, desideroso di emergere ricostruendo e dando alle stampe la storia  di E.I.Lenoff, incurante di infangarne l’immagine, pronto a rivelare al pubblico un segreto rimasto confinato ai pochi intimi ancora in vita. Suo malgrado quindi lo scrittore Nathan Zuckerman si ritrova a combattere su più fronti, mentre fatica a tenere a mente le incombenze della giornata, dimentica gli appuntamenti, le parole gli sfuggono, si lascia andare all’ira. Scoprendo di dover armeggiare giorno per giorno contro la minaccia dell’incoerenza. Finché non vede più un rivale davanti a lui, bensì una porta. Una porta tra la chiarezza e la confusione, tra Amy e Jame, una porta che è l’ultima via d’uscita.<br />
“All I know is the door”. E’ il sipario che cala.</p>
<p><strong>Codice a bare</strong>, a cominciare dal titolo, subito si presenta promettente di artifizi dialettici spesso spiazzanti, altrettante volte macabro, perennemente intriso di puro cinismo. E’ un romanzo incisivo e dissacratore come può esserlo il bisturi di una sala d’autopsia. Di morti se ne contano a non finire, anche perché sono i morti che raccontano &#8211; ma è tutt’altro che un mortorio. L’autore si fa beffe del perbenismo e dei valori consolidati, dando corpo a un mondo ipotetico, micidiale, popolato di esseri in decomposizione. E a rendere più tangibile l’intero mosaico &#8211; assai simile a un rompicapo &#8211; anche il linguaggio si adatta a identificare personaggi e cose con svolazzi lessicali, allusivi, dal tono complessivo alquanto aspro.<br />
Eugenio, l’eroe (mai personaggio chiave ha meritato di più questo epiteto) tanto improbabile quanto maldestro, è un serial killer che sviene alla vista del sangue. Ma anche il lettore ha bisogno di fegato per inoltrarsi nelle pagine del libro. Carina Madura, la poliziotta psicopatica sulle tracce dell’assassino, commette lei stessa più atrocità di quanto è dato immaginare. Ma è la società nel suo insieme vera protagonista della storia, nel definire incoerentemente i parametri tra la vita e la morte, sicché i quattro continenti (omnipoli) traboccano di morti viventi. In una babele di lingue, religioni e sette, genti disperate lottano per sopravvivere, ossia: il dieci per cento ambisce alla fama, mentre il restante della popolazione si batte per vincere la fame. Accade così che tutti si dimenano nel tentativo di conquistare spazi per emergere, attraverso l’arte, pagando per esibirsi, corrompendo per farsi largo. Ecco dunque ritrovata una funzione all’arte: la finzione di dare un significato alla vita; mentre molti si affannano, pochi sfrontati si cullano negli agi. Come Chiara Duovo. “Come, abbiamo fatto carriera scopando, e allora? E’ talento anche quello.”<br />
Nel disfacimento della carne sorge l’interrogativo se l’inferno non sia proprio questo vivere a oltranza. “L’inferno siamo noi!” esclama uno dei personaggi di Sartre (Huis Clos) nel rappresentare l’assurdità dell’esistenza. “La vita è una gran bastarda,” gli fa eco Andros. “Ha avuto milioni di anni per perfezionare ogni singolo gene … Si difende dalla sopravvalutata intelligenza &#8230; con distrazioni come la religione, la politica, l’amore, l’arte &#8230;”<br />
Un <em>mondo immondo</em>, impantanato nelle acque melmose di una vita troppo simile alla palude della morte, giunto al capolinea.<br />
AF<br />
<em><strong>Exit ghost </strong></em>(il fantasma esce di scena), autore: <strong>Philip Roth</strong>; casa editrice Vintage Books, London<br />
<strong>Codice a bare</strong>, autore: <strong>Andros</strong>; Boopen Editore, Pozzuoli (NA)</p>
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		<title>Tutti gli interrogativi del mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 06:57:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
				<category><![CDATA[3.L’angolo nascosto della libreria e un poco oltre]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mondo di Sofia si presenta come il fianco squarciato di una parete rocciosa, la quale strato dopo strato mette alla luce millenni di storia &#8211; naturalmente ad essere afferrati in geologia, ossia a saperla leggere e interpretare! Bando allo sgomento: un personaggio, nei panni di uno che la sa lunga di come gira il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il mondo di Sofia</em> si presenta come il fianco squarciato di una parete rocciosa, la quale strato dopo strato mette alla luce millenni di storia &#8211; naturalmente ad essere afferrati in geologia, ossia a saperla leggere e interpretare!<br />
Bando allo sgomento: un personaggio, nei panni di uno che la sa lunga di come gira il cervellotico mondo delle idee, assolve il ruolo di tutore.<br />
Il libro, con lo scorrere delle pagine, sviluppa una sovrapposizione di racconti e di personaggi; si susseguono uomini che hanno calcato la storia del pensiero e figure che popolano il mondo fantastico della creatività umana. L’avvicendarsi del fiabesco e del verosimile ha il potere di soggiogare l’attenzione del lettore come un romanzo. Alla fine ad emergere più chiaro e tangibile è il percorso dell’umanità.<br />
La storia di Sofia, di una adolescente che si accinge a festeggiare i quindici anni, anticipa di pochi passi l’avvicinarsi del compleanno di un’altra adolescente, Hilde. Le due ragazze sono coetanee ma non sono amiche; a dirla tutta vivono in città distanti tra loro e non si conoscono neppure; entrambe hanno il papà che lavora lontano da casa. Le loro storie benché appaiano così simili non sono parallele, poiché vivono in due mondi che, pur rispecchiandosi l’uno nell’altro, sono decisamente agli antipodi dell’immaginario.<br />
Ridotto in minimi termini, il pianeta è abitato da due categorie di persone. Da un lato ci sono quelli che sanno stupirsi, per esempio i bambini; dall’altro quelli che prendono ogni cosa come un fatto normale, ‘scontato’, senza trovare il tempo d’interrogarsi: la maggior parte degli adulti si comporta proprio così. Fanno eccezione i filosofi che non cessano di porsi delle domande. Tra questi spicca un bizzarro personaggio di nome Alberto Knox, che si è arrogato il compito particolare di intrufolarsi nel percorso educativo di una adolescente, Sofia, quasi a volerne plasmare la mente ed indirizzarne l’esuberanza giovanile verso orizzonti e valori elevati. Non vuole che diventi una persona apatica o indifferente. “Voglio che tu viva la tua vita in modo consapevole.” Ecco la missione impossibile: evitare alla giovane d’inoltrarsi nel cammino della vita senza conoscere la storia della filosofia.<br />
Nell’antichità (forse si dovrebbe dire: ‘da sempre’ e declinare ogni verbo al presente), le religioni davano risposte tanto improbabili quanto mistificatorie a interrogativi che angosciavano il genere umano. Si faceva per esempio ricorso ai miti per spiegare il succedersi delle stagioni. Le genti offrivano sacrifici agli dei perché questi potessero dominare il caos. Poi intorno al 600 a.c. un certo Senofane giunse ad affermare: “Se i buoi e i cavalli e i leoni avessero mani e potessero dipingere … i cavalli dipingerebbero immagini degli dei simili ai cavalli, i buoi simili ai buoi …” Siamo nell’antica Grecia e ci troviamo di fronte un modo di ragionare che, affrancandosi dal pensiero mitologico, mette alla base l’esperienza. Aristotele declinò i principi fondanti della logica (premessa maggiore/premessa minore): “Tutti gli esseri viventi sono mortali. Ermes è un essere vivente &#8230; quindi è mortale.” E così via.<br />
Un aspetto curioso del libro, definito in copertina ‘romanzo sulla storia della filosofia’, è che ogni elemento ha una forte valenza simbolica, allusiva, a volte quasi ammiccante. Alberto Knox ha dato il nome Ermes al proprio cane; circa i nomi delle due adolescenti, Sofia e Hilde, il primo ha il significato di sapienza, il secondo fa riferimento a una monaca del XII secolo, Hildegard di Bingen, che visse nella valle del Reno, scrisse poesie e predicò, occupandosi tra l’altro di medicina e botanica. Quando la nostra adolescente Hilde consulta l’enciclopedia per apprendere qualcosa in più della donna illustre che ha lasciato una labile traccia di sé nei secoli bui, scopre suo malgrado che di lei non viene fatta alcuna menzione. Un’associazione di maschi ha provveduto a cancellare ogni notizia di donne che hanno dato un contributo. Infatti dal misogine  Aristotele in poi, ogni sviluppo del pensiero umano è appannaggio di soli uomini. Ed è qui la chiave (forse) dell’intera opera: il desiderio di completare la formazione delle donne (della figlia in particolare?) in un mondo declinato al maschile.<br />
Sempre ridotto ai minimi termini, il mistero della vita &#8211; riscontrabile sia nella contemplazione della particella più piccola della materia sia nell’universo intero &#8211; non ha soluzione, salvo fughe in avanti di natura fideistica. La ricchezza dell’esistenza sta nell’indagine, nell’infaticabile bisogno di ricerca che è connaturato alla mente umana.<br />
Abituato a pensare a questa stregua, a rivoltare il tutto, lo scrittore rompe ogni schema della narrazione classica: i personaggi vivono una loro dimensione, le persone si scoprono esseri indipendenti, magicamente dotati di libero arbitrio. E così le storie si intrecciano, si confondono … non stanno alle regole del racconto. Con espedienti da prestigiatore, l’autore onnisciente, maestro di vita, dà corpo a un volume che oltre a essere una piacevole lettura può essere annoverato un buon sussidiario per chi non ha mai studiato la filosofia o per chi, avendola studiata in tempi remoti,  desidera ritornare a riflettere su qualche passaggio.<br />
Agnosticamente, dando niente per acquisito .<br />
AF</p>
<p><strong>Il mondo di Sofia</strong> (romanzo sulla storia della filosofia). Autore: <strong>Jostein Gaader</strong>. Editore: Longanesi, Milano.</p>
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		<title>All’origine dell’homo sapiens sapiens moderno</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2009 06:16:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“E’ possibile che talune tra le trasmissioni decisamente brutte siano tali di proposito, per dare maggiore forza di penetrazione agli inserti pubblicitari?” Questo interrogativo se lo pose Vance Packard, autore de “I persuasori occulti”, due generazioni fa quando la tv era soltanto ai primi passi. Gli anni cinquanta negli USA segnarono un enorme balzo in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“E’ possibile che talune tra le trasmissioni decisamente brutte siano tali di proposito, per dare maggiore forza di penetrazione agli inserti pubblicitari?” Questo interrogativo se lo pose Vance Packard, autore de <strong>“I persuasori occulti”</strong>,  due generazioni fa quando la tv era soltanto ai primi passi.<br />
Gli anni cinquanta negli USA segnarono un enorme balzo in avanti nella ricerca di spregiudicate ‘tecniche di ammansimento’ dell’homo sapiens sapiens moderno. E’ risaputo che “gli spettatori ridono più volentieri e si divertono di più se sentono ridere altre persone &#8230; “ Vennero così programmate “le risate in scatola”;  ebbero inizio quelle trasmissioni dove un pubblico inesistente sottolinea ogni battuta inesistente con fragorose risate. Ergo la creazione di congegni idonei a produrre diversi tipi di risate e applausi a ripetizione. Ma c’era e c’è ben poco da stare allegri.<br />
L’avvento della televisione ha portato una ventata di modernità nel mondo, compreso in quei paesi rimasti ai margini delle rotte del progresso. Si apprende ora che mentre in occidente, per le donne dai 12 ai 25 anni, la principale causa di mortalità sono i disturbi dell’alimentazione, nelle isole Fiji tali malattie erano sconosciute.<br />
Fino al proliferare, su edifici e tetti delle case sparse nell’arcipelago, di antenne tv e parabole satellitari.<br />
Con esse si è diffuso un modello che ha travolto e travolge valori e tradizioni, colture, modalità di vivere e culture, persino l’arte più antica e collaudata dell’edificare. E che progresso! In nome di quel dio denaro &#8211; <em>the money-god</em> &#8211; inviso a Orwell e condannato dagli asceti, novelli barbari senza scrupoli hanno costruito in zone soggette a terremoti (vedi Aquila e dintorni), peggio di quanto non si sia fatto nei tempi bui del basso medio evo.<br />
Ma la televisione è soltanto uno dei <em>media</em> a tenere soggiogato l’uomo moderno. Se la musica risulta gradevole all’orecchio umano, perché non sperimentarne l’impatto negli allevamenti intensivi di bestiame? E viceversa: dalla produzione avicola la stessa si diffonde in palestre, supermercati, in luoghi frequentati dal pubblico, un po’ ovunque. Deve piacere. Per un identico fine, si sono dispiegati tutti i mezzi.<br />
<strong>L’ avvio del nuovo processo, dopo la seconda guerra mondiale. </strong><br />
Smaltita l’euforia della vittoria, gli industriali statunitensi si ritrovarono i magazzini pieni. Le ricerche di mercato indicavano che i consumatori, apparentemente, erano disponibili ad accogliere i nuovi prodotti, però le attese, testimoniate dai dati statistici in uso, si traducevano solo parzialmente in acquisti. (Era ancora incombente il ricordo della lunga depressione che, a partire dalla fine degli anni venti, era durata praticamente fino all’inizio della guerra.) I pubblicitari, alle prese con l’imprevedibilità del consumatore, si rivolsero agli studiosi del comportamento umano per ricavare effetti più attendibili. La grande offensiva portò schiere di sociologi, psicologi, psichiatri e specialisti strizzacervelli, a mettersi al servizio delle maggiori società e a scandagliare, analizzare, catalogare gruppi di persone di ogni fascia sociale, appartenenti a tutte le età. Di ogni individuo vennero esaminati gli aspetti razionali, ma soprattutto inclinazioni ansie e debolezze, non più per correggerne gli influssi deleteri per il raggiungimento di un sano equilibrio mentale, bensì per influenzarne gusti e scelte impulsive, per indurlo a comprare, per farne di lui un essere mai appagato, sempre teso a competere, a superare se stesso, a scalare più in alto nella sfera sociale, totalmente in balia delle mode.<br />
Il consumo in sé diventa occasione di svago, meta di ritrovo, causa prima e (nello stesso tempo) terapia dello stress, invaghimento della bellezza, promessa di eterna gioventù, sogno dell’impossibile, valore essenziale e volano dell’economia, religione. E per favorire il consumo, in ogni occasione pubblica è celebrato il rito della fiducia nel miraggio di un benessere collettivo.<br />
L’essere umano di un tempo, cresciuto e disciplinato da principi morali, comuni alla famiglia e all’ambiente di appartenenza, si trova a  impersonare un soggetto nuovo, “etero-diretto &#8230;  guidato in prevalenza nel suo comportamento, dal desiderio di adeguarsi a ciò che da lui si aspetta il gruppo sociale che egli frequenta abitualmente”, dominato dal bisogno di uniformarsi. Nel luogo di lavoro e nella comunità prevale sull’individuo lo spirito di squadra,  un distillato da somministrare ad ogni livello. Chiunque si dissocia dal modello prevalente, si sente inadeguato, resta emarginato, non ha prospettive.<br />
La politica presiede sull’intero sistema. Il candidato politico, confezionato come un prodotto, è venduto seguendo le stesse tecniche di persuasione. Anzi, è proprio al livello della politica che si intensificano le iniezioni di fiducia all’elettorato al costo di non raccontare le cose come stanno, essendo prioritaria la necessità di mantenere inalterata la spinta all’espansione. Il messaggio politico punta a conquistare il voto/consenso di ogni singolo elettore. E un accorto dosaggio porta a rivolgersi a ogni livello razionale ed emotivo in cui si manifesta il consenso stesso.<br />
Molti predicatori religiosi che hanno fatto ricorso alle nuove tecniche della persuasione hanno visto moltiplicarsi seguaci ed entrate. Anche se bisogna riconoscere che la pratica religiosa si è sempre avvalsa della prerogativa di rivolgersi direttamente alle coscienze e a quella sfera intima in cui le scelte di vita sono determinate da motivazioni oscure fideistiche e irrazionali.<br />
I pericoli paventati mezzo secolo fa, della diffusione di una <em>forma mentis</em> piegata alla cultura dominante (del mondo affaristico e del potere consolidato) sono realtà. E l’ondata mediatica è andata via via ingigantendosi alimentata dal diffondersi di mezzi di comunicazione più sofisticati e pervasivi. Internet, carte di credito, cellulari registrano ogni intercalare della nostra quotidianità, spiano i nostri momenti di incertezza, e in tempo reale sollecitano il nostro istinto.<br />
Osservare la crisi (economica e non solo) in cui siamo immersi soltanto nell’ottica della eccessiva speculazione finanziaria è alquanto miope.<br />
Ecco un libro scritto e pubblicato verso la fine degli anni ’50 che rimane di sorprendente attualità e che ha anticipato l’assurdità di uno sviluppo drogato contrario ai valori della civiltà.<br />
Nello sfondo di uno schermo spento, va ripensato l’intero modello di vita.<br />
AF<br />
<strong>I persuasori occulti</strong>, autore: <strong>Vance Packard</strong>, casa editrice: il Saggiatore Spa, Milano</p>
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		<title>Ciò che resta</title>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2009 06:14:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il destino di un uomo, come un pesce intrappolato nella rete della mattanza o alla stregua di una foglia caduta dall&#8217;albero e in balia del vento. “Le cose accadono, appunto, cadono e poi noi occupiamo la vita a raccoglierle e metterle in ordine, discutere, dimostrare, giustificare. Raccontiamo.” Il romanzo narra quella che avrebbe potuta essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il destino di un uomo, come un pesce intrappolato nella rete della mattanza o alla stregua di una foglia caduta dall&#8217;albero e in balia del vento. “Le cose accadono, appunto, cadono e poi noi occupiamo la vita a raccoglierle e metterle in ordine, discutere, dimostrare, giustificare. Raccontiamo.”<br />
Il romanzo narra quella che avrebbe potuta essere l’esistenza di uno dei sei milioni di ebrei sterminati dalla furia nazista. La follia omicida ne ha disperso le ceneri tralasciando, uniche tracce di vita, soltanto un libro e qualche disegno. Quanto basta all’autore per restituire pensieri e corpo a chi ne è stato privato.<br />
La nascita avviene in Polonia, in uno sperduto paese della Galizia, dove il tempo nel suo scorrere lento sembra quasi immobile. Un maschio, ringraziando il Signore, sia benedetto il Nome suo. La vita familiare è intervallata dalla pratica religiosa, dal lavoro nella bottega e dal vagare della fantasia di un bambino che si nutre di sogni, ama colorare ed è affascinato tanto dal Libro enorme sul bancone, il catalogo delle stoffe dove suo padre annota ogni vendita, quanto dal Libro sacro.<br />
Un carro del ghiaccio e i soliti passanti raccontano di quel tempo lontano. A sconvolgere le consuetudini della strada principale sono i rumori di grossi macchinari e i passi scanditi da un susseguirsi di armate in divisa. Ogni drappello di uomini, in fogge diverse, sembra portare un segnale premonitore della temuta invasione dei prussiani, che è solo rimandata. Il primo scossone alla tranquillità del paese lo dà l’arrivo dei tecnici della &#8216;imperiale società del petrolio&#8217;, addetti alla perforazione del terreno alla ricerca dell’oro nero. Con il progresso (con circhi, maghi, donnine e zingari al seguito) sembra giunta l’era della felicità, ma l’incendio dei pozzi, domato dall’accorrere dell’&#8217;imperiale corpo dei vigili del fuoco&#8217; (in altre uniformi), ne segna l’arresto. A ritmare il tempo  che riprende a scorrere lento restano le stagioni; residua testimonianza della ventata di progresso, ad ogni primavera, ritornano gli zingari; tra essi un gobbo senz’età, con le sue filastrocche e l’orso ballerino, riaccende di fantasticherie le giornate d’un bimbo, avvezzo a scoprire in ogni tappezzeria e in ogni pertugio una folla di piccoli e grandi animali visibili solo a lui.<br />
Sono reali invece gli insetti di ogni provenienza che colleziona il padre del ragazzo. Forse l’insonnia che lo colpisce trae origine proprio dalla passione per la ricerca. Alla vigilia di un viaggio alle terme, che dovrebbe ristabilirne la salute, emerge un’altra inclinazione (lo studio ossessivo delle soluzioni saline) rivelatrice di riminiscenze antiche. La donna è il sale della vita, che nel sale trova la sua essenza più intima. “Il Signore trasformò i suoi nemici in statue di sale&#8230; nel sale sta la sapienza” &#8211; quindi fonte di vita e di morte.<br />
Come le note di una filastrocca, nel corso della narrazione, si avvicendano i richiami alla cultura dei padri. Fuoco, sale, armate in movimento. Vengono riproposti episodi che, per la loro similitudine e ricorrenza, diventano quasi beffardi. Tutto si snoda sulle ali di un racconto il cui ritmo riecheggia di cose immaginate o disegnate o già dette. E’ la realtà che s’ispira alle immagini create da una vivida fantasia, oppure nell’innocenza dei sogni risiede la fonte della premonizione? La domestica, l’unica persona a eludere il destino sotto forma di un uccello incombente sulle teste di ogni componente della famiglia, parte abbigliata nelle vesti di una dama che si accinge a salpare, così come il bambino l’aveva immaginata. Sia fatta la volontà del Signore. La scomparsa degli altri si compie nella cornice di una maledizione divina che, solo accennata, forse è alla base delle cose. “E’ possibile ribellarsi all’ordine dei pianeti?”<br />
Il ragazzo, per uno sprazzo di tempo, da giovane conosce l’amicizia, incontra rari momenti d’amore e di notorietà. Si affaccia uno spiraglio per mettersi in salvo, ma è troppo sensibile per lasciarsi la famiglia alle spalle pensando solo a se stesso.<br />
Sullo sfondo si staglia la storia, dal crollo dell’impero alla prima guerra mondiale, fino all’invasione nazista. Poco importa che i carri armati siano guidati da uomini bardati con bandiere rosse, con “una distratta aria feroce scolpita sopra facce da ragazzi” o dall’efficiente esercito teutonico. Le vicende storiche risiedono nell’operato dei popoli e in una multitudine di atti disseminati senza un disegno preciso. Gli studiosi ci ricamino pure ogni sorta di spiegazione, “la storia e i suoi fatti hanno ogni logica si voglia trovare.” Lo rivelano fiumi di parole.<br />
Una manciata di queste, messe insieme, provvedono a fissare le forti emozioni suggerite dai pochi reperti scampati alle nefandezze commesse. E così sia. E’ ciò che resta, quando gli uomini scendono più in basso degli animali che popolano i sogni dei bambini togliendo ad altri esseri &#8211; forse loro simili &#8211; proprio tutto, quando anche Dio si volta a guardare da tutt’altra parte.<br />
AF</p>
<p><strong>Un uomo che forse si chiamava Schulz</strong> (romanzo). Autore: <strong>Ugo Riccarelli</strong>. Edizioni PIEMME, Casale Monferato (AL)</p>
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