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Le città fantasma

maggio 20th, 2009 · No Comments

Il librettino con i programmi delle uscite culturali dell’Università del Tempo Libero di Gorgonzola parlava di città fantasma.
Poi, il programma definitivo consegnato ai partecipanti della gita dello scorso aprile ha preso il titolo: “Carpi e Guastalla – le piccole Capitali”. Perché mai, mesi prima avevo scritto di città fantasma? Sicuramente per incuriosire, attrarre l’attenzione e promuovere la partecipazione. L’associazione della parola “fantasma” al termine città richiama alla mente, come immagine immediata, le città americane dei film Western, sferzate da un forte vento e in cui la porta a spinta del saloon sbatte cigolando. Abbandonate dai loro abitanti perché la loro funzione era ormai venuta meno. Ed è proprio su questo ultimo concetto che avevo trovato un parallelo con le città del Rinascimento dell’area padana come Carpi, Mirandola, Guastalla, Sabbioneta, Gualtieri ed altre ancora. Città che assunsero, in momenti diversi, il ruolo di piccole capitali, frutto principalmente del capriccio delle varie famiglie regnanti. La fase di prosperità si esaurì presto: questi centri, persa la loro realtà economica, rimasero per secoli semideserti e dimenticati, imbalsamati nel loro splendore come scenari teatrali in mezzo alla campagna padana. E’ così che la loro struttura rinascimentale ha potuto conservarsi quasi intatta. Piazze enormi, castelli superbi, mura e fortificazioni imponenti, chiese e palazzi monumentali, raccontano l’ottimismo dei loro signorotti d’un tempo.
Questi piccoli monarchi aderirono a quell’utopismo che legittimava la ricerca di una felicità in terra, di una ordinata convivenza, di legalità, e da qui la nascita della città ideale per l’Uomo felice.
Sabbioneta è sicuramente uno degli esempi più luminosi di “città rinascimentali”, è nota infatti come la ‘piccola Atene’, ma restiamo alle piccole capitali oggetto della nostra visita.

Carpi
Sicuramente è molto interessante e di città fantasma non ha proprio niente. Carpi a tutt’oggi può considerarsi la capitale europea della maglieria, delle confezioni e della tessitura. E’ una città da vivere passeggiando per il suo centro storico, scoprendo in ogni angolo il suo augusto passato. La Piazza dei Martiri (nome che ricorda la presenza all’interno del territorio carpigiano del Campo di Concentramento di Fossoli) è lunga ben due chilometri ed è la terza in Italia per dimensioni.
Ci siamo capitati di giovedì, giorno di mercato, – farà bene ad annotarlo il visitatore che intende andarci o ritornarci – una sfilza di bancarelle per tutta la lunghezza dei portici della piazza, peccato! Perché il colpo d’occhio della piazza, senza il mercato, sarebbe stato unico.
L’altra piazza, quella del Re Astolfo, ci ha riportato al medioevo, da una parte il retro del Castello dei Pio, dall’altra la Pieve di Santa Maria del Castello detta “la Sagra”. Edificio di antichi natali longobardi, poi ricostruito nell’XI e XII secolo sotto Matilde di Canossa e poi rifatta, solo nella facciata, nel ‘500.
L’anima della Contessa Matilde aleggia su tutte le terre reggiane e modenesi, chiese, palazzi, castelli, ci parlano di quella che fu la più importante donna del Medioevo, la “Matelda” cantata da Dante nel Paradiso che, schieratasi con la Chiesa, tenne testa con le armi all’Imperatore Enrico IV.
Abbiamo poi visitato il sontuoso interno del Palazzo dei Pio, e proseguito recandoci in visita alla Sinagoga, costruita ex novo nel 1859, di tardo gusto neoclassico.
La guida ci ha spiegato che la religione ebraica prescrive che la sala dove si espongono i rotoli della Torà, deve avere sopra il cielo. Infatti un vasto lucernario illuminava la sala dall’alto.
Per ultimo abbiamo ammirato il Teatro Comunale che si affaccia sulla gigantesca Piazza dei Martiri. Abbiamo appreso che il Comunale è l’erede diretto del Teatro Vecchio del 1639, che era quasi completamente ligneo ed era collocato all’interno di Palazzo dei Pio. Si dovrà arrivare al 1857 per questo nuovo teatro di gusto neoclassico. L’interno, interamente dipinto con rappresentazioni allegoriche, ha visto passare attori e compagnie di prosa di rinomanza internazionale (tutto ciò in linea con l’intensa vita cittadina). Stessa epoca e gusto per il grande telone che faceva da sipario. Attualmente è utilizzato solo nelle grandi occasioni, per preservarlo dall’usura del tempo, e nel contempo pudicamente delimitare l’esposizione delle bellezze locali soltanto a ospiti di prestigio. Dopotutto, ci viene rivelato che hanno posato da modelle le carpigiane delle classi superiori della seconda metà dell’ottocento! (Qualche concittadino potrebbe riconoscervi alcuni tratti somatici delle proprie nonne e bisnonne – mai più al riparo da occhi indiscreti, ma almeno alla mercé soltanto di sguardi illustri.)
Per il pranzo avevo proposto un buon self service ed un ristorante sotto i portici della piazza. Infatti la maggior parte di noi si è fiondata al self service, dove con soli 10 euro ci hanno servito un pasto completo compreso di tovaglia di stoffa! Le brave “sfogline” di Carpi avevano preparato la pasta fresca per le lasagne (avevamo avvisato che saremmo arrivati in gran numero!). Mentre i “ricchi” sono andati al ristorante. Prima dei classici cappelletti annaffiati con dell’ottimo lambrusco, ci hanno raccontato di avere cominciato con il gnocco fritto, da mangiare rigorosamente con le mani.

Guastalla
Il pomeriggio è continuato con la visita di Guastalla e da qui in poi stendiamo un velo pietoso.
Un forte vento (proprio quello dei film Western) e nuvole nere che minacciano pioggia, non ci hanno fatto apprezzare affatto Guastalla. La seconda guida, una ragazzona teutonica di nome e di fatto (galeotto fu l’amore per un modenese…), ci chiede: “Che cosa vi ha portato qui? Non abbiamo mai avuto turisti, è la prima volta che accompagno dei visitatori!”
Il comune di Guastalla però si è prodotto in patinate pubblicazioni che ci vengono date a piene mani, ma evidentemente pochi apprezzano le bellezze architettoniche del posto che vi assicuro sono degne di essere ammirate.
Siamo nel giorno della chiusura dei negozi e la città è deserta – un giovedì: lo ribadiamo per una futura scelta più avveduta. Si cammina al centro delle stradine e non si incontra anima viva, di auto nemmeno l’ombra. Una vera città fantasma.
Leggiamo su di una delle guide del Comune: “l’unico stress che qui conosciamo è quello di arrivare in tempo a casa per mettere i piedi sotto il tavolo affinché i cappelletti siano ancora caldi.”
Il vento ci ha spinto per tutto il tragitto, abbiamo cominciato con il superbarocco Santuario della Beata Vergine della Porta, continuato poi per stradine e case basse sino al punto chiamato “la Croce di Volterra” caratterizzato dalla presenza di quattro chiese all’estremità della croce stradale.
Siamo entrati nel Teatro Comunale, un piccolo gioiello di impronta tardo seicentesca, intitolato al grande Ruggero Ruggeri di discendenza guastallese. Superata la seicentesca Sinagoga senza fermarci (ne avevamo già vista una!) si è aperta davanti al nostro sguardo la caratteristica Piazza Mazzini, con la fontana del seicento in ferro battuto, il Palazzo Ducale e la statua bronzea di Ferrante I.
Per finire il Monumento al Po e alle sue genti, opera dello scultore Pietro Cascella, che fronteggia la via Lido Po.
Da qui in poi il gruppo si spezza, chi vuole andare al bar perché ha freddo, chi vuole comperare prodotti locali nell’unico negozio aperto … ma un gruppo di “arditi” dietro alla teutonica ragazza di Monaco di Baviera si avvia per la nuova, interminabile, strada pedonale e ciclabile che parte da via Po e conduce al maestoso fiume.
Sicuramente passeggiata magnifica con il sole, un po’ meno con le gocce che incominciano a cadere ed il vento … In seguito si è scoperto (la guida non lo sapeva) che il pullman poteva arrivare fino alla sponda del fiume!
La promessa di una visita alle città fantasma si è realizzata anche così, con qualche imprevisto e al seguito un po’ di nuvolaglie.

Ristoranti e self service:
Self service Idea 3, via Rocca 76, Carpi – Tel. 059689660
Da Giorgio Ristorante, via Rocca 1, Carpi – Tel. 059685365

Specialità:
Gnocco fritto.

Ingredienti:500 g di farina, 40 g di strutto , 40 g di lievito di birra, un pizzico di bicarbonato. Latte.
Lavorate la farina insieme con 40 g di strutto, 40 g di lievito, un pizzico di bicarbonato, sale e tanto latte tiepido quanto occorre per ottenere un impasto piuttosto morbido. Lasciate lievitare per circa un’ora. Stendete quindi l’impasto con uno spessore di circa ½ cm, ritagliatelo in rombi e friggete un po’ per volta in abbondante strutto bollente. Gli gnocchi fritti si mangiano caldi, accompagnati da formaggio tenero o prosciutto crudo.

(Maria Teresa Campora)

Tags: 5.Itinerari alla scoperta dell’Italia minore

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