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La Valle Vigezzo

marzo 25th, 2009 · No Comments

A cura di Maria Teresa Campora
Vi racconterò di una valle straordinaria, fuori dal comune. Sono solo sette i paesi: Santa Maria Maggiore, Druogno, Toceno, Craveggia, Re, Malesco, Cagnone Orcesco.
Pensate che non è stata ancora rovinata dalla usuale edilizia disordinata, è visitabile in poco tempo ed è facilmente raggiungibile da Milano. E’ la cosiddetta Valle dei pittori o meglio Valle Vigezzo, ricca di tradizioni e di bellezze architettoniche e pittoriche.
Sono sempre meno i luoghi di montagna dove si respira l’atmosfera del passato, in val Vigezzo è possibile. Si arriva con l’autostrada Milano Laghi in direzione Gravellona – Toce  fino all’uscita Masera – valle Vigezzo. Nel tempo di due ore circa da Milano.
Per chi è solo e vuole concedersi una vacanza diversa, può andarci col treno. Sale alla Centrale di Milano, scende a Domodossola e prende il trenino. E’ la linea “Vigezzina” o “Centovallina”, denominazione italiana e svizzera della linea ferroviaria che, attraverso un percorso su 36 ponti, tra vigneti, baite dai tetti in piode e precipizi mozzafiato, collega Domodossola a Locarno.
E’ dal 1936 che esiste questa gloriosa linea. E poi a piedi…. C’è da mettere in conto tre o quattro giorni complessivamente. E per ogni giornata un piccolo cammino di all’incirca due o tre ore. Naturalmente a tappe, una borraccia, un panino e via!
Certo il nostro escursionista solitario dovrà trovarsi un albergo in uno dei paesi lungo la ferrovia, a Druogno o a Santa Maria Maggiore o a Malesco, ma per questo non ci sono problemi, poiché gli alberghi ci sono e a buon prezzo!
Ovviamente i luoghi descritti si possono raggiungere anche con l’auto, ma col trenino è un’altra cosa. Cominciamo così l’immaginario percorso.

1° giorno – Appena entrati in valle si scende alla stazione di Gagnone Orcesco. Abitualmente (se il turista ha prenotato) l’albergo della vicina Druogno manda qualcuno a prendere i bagagli.
Percorse le vie del paese di Gagnone si va verso la provinciale dove accanto alla piccola chiesetta romanica, ora biblioteca, si sosta davanti alla “Cappella dell’addio” dove gli emigranti venivano accompagnati dai parenti e dagli amici per l’ultimo saluto prima della partenza per terre lontane. Nella cappella l’immagine rappresentata è quella della Madonna di Re (il paese vigezzino del miracolo), accanto troviamo raffigurati San Defendente, S.Antonio, S.Rocco e l’Arcangelo Gabriele. Sul frontone l’artista tocenese Tita Ciolina vi dipinse due mani (una di donna e una di uomo) intersecate nell’atteggiamento di darsi l’addio. I Vigezzini che emigravano, lasciata la mamma o la fidanzata, proseguivano a piedi verso Domodossola. Giunti al piano, dovevano scegliere tra due itinerari, o proseguire verso il Lago Maggiore e raggiungere varie località in Italia, compreso il porto di Genova, oppure affrontare la salita del Sempione per la Svizzera e la Francia.
I Vigezzini all’estero lasciarono tracce indelebili del loro talento anche quando partirono come semplici, poveri spazzacamini, ma questa è un’altra storia sulla quale ci soffermiamo in seguito.
Ritorniamo al nostro itinerario. Camminando a lato della provinciale si arriva a Druogno, ci si dirige alla stazione dei treni, sosta nel vicino albergo e quindi consiglio la stradina che corre a lato del bosco di Fracchia, che porta a Santa Maria Magiore (il paese più conosciuto). Nell’incantevole piazzetta con la Parrocchiale avrete modo di ammirare splendidi edifici seicenteschi: il centro culturale “Vecchio Municipio” sede di interessanti mostre, l’elegante sede del Comune “Villa Antonia” che ospita nel suo grande parco il Museo dello Spazzacamino.(*)
Da non perdere la Parrocchiale dedicata alla Vergine Assunta e la scuola di belle arti “Rossetti Valentini” con la Pinacoteca. La valle dei pittori deve molto a questa scuola, ma la pittura in valle è nata prima e le ragioni di questo accadimento non sono facilmente spiegabili. Forse la bellezza del paesaggio, forse l’emigrazione e i rapporti con la Francia, la necessità di guadagnarsi la vita… Fatto sta che nelle vie ci sono ancora ben visibili affreschi del ‘400 che rappresentano soprattutto Madonne con il Bambino. Dal ‘600 in poi è tutto un susseguirsi di pittori che affrescano le chiese e le case di tutta la valle. Anche sul fienile di montagna, sulla facciata della baita più sperduta trovava posto, in una nicchia sopra la porta, la Madonna benedicente.
Continuando il nostro cammino, andiamo alla stazione di Santa Maria dove prendiamo poco più avanti la via per Butogno. Il piccolo paese, costituito da un nucleo rustico con vicoli, orti e scorci interessanti, stupisce per il suo insieme architettonico legato alla vita agricola . (Il mio nipotino di quattro anni ha fatto lo stesso tragitto con altri bimbi, accompagnato da gentili animatrici. Sulle tracce della fiaba “il fagiolino magico”, ha girato per i rigogliosi orti di Butogno portando poi a casa, tutto contento, una piantina di fagiolo.)
Attraversiamo Buttogno; costeggiando gli alberi si arriva a Druogno dove non si potrà visitare la Parrocchiale di San Silvestro con i pregevoli affreschi dei maestri vigezzini, l’organo settecentesco perfettamente funzionante e la tela del pittore fiammingo Gottardo Maes (1685) acquistata ad Anversa da emigranti e donata alla chiesa del paese natio. All’uscita del paese si trova il Museo della Cartolina Vigezzina.
All’albergo della stazione di Druogno si possono gustare le raclette, la fonduta e il bourghignon, e  se lo si chiede, forse si ha modo di provare le specialità della valle che chiamano “runditt” a Malesco e “amiasc” a Coimo (è un po’ come dire: quando si fa di tutto per confondere il forestiero!).
(I parte)

(Note e ricette in calce nella II parte)

Tags: 5.Itinerari alla scoperta dell’Italia minore

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