ADOLI EMILIO
SAMPETTI LISA
2.
“Quand’eravamo giovani era più facile distinguere il bene dal male, vero Lisa?”.
Lisa quando si sente chiamare è avvolta nel soffice abbraccio di una sonnolenza affollata di famigliari presenze già prossima a diradarsi. Un attimo dopo al ripetersi della voce la coglie uno strano smarrimento, non ha che un interrogativo pretenzioso e molesto di fronte a sé.
“Che cosa? Che cosa c’è?” protesta con suo marito pur non essendo certa che la domanda di lui richiedesse una risposta. A quest’ora si dorme e se non si dorme si sta zitti, questa è la regola, e allora non poteva tenerseli almeno fino a domattina i suoi dubbi?
“Non riesco a prendere sonno e pensavo che facessi fatica anche tu. Bé, forse è meglio lasciar perdere. Continua pure a dormire e scusami se ti ho svegliata”.
Dopo una breve pausa (eppure lunga abbastanza da far supporre al marito che si sia rimessa a dormire) lei accende la luce. “Distinguere il bene dal male? E’ un’idea che ai nostri tempi non ci sfiorava proprio”.
“Dai ragione a me quindi se dico che la realtà s’è fatta più complicata” replica lui con un sospiro di sollievo.
“Ti do torto invece. Non è la realtà che s’è fatta più complicata, sei tu che sei diventato ottuso, nel senso che, com’è naturale, non ci vedi e non ci senti più come una volta. Siamo invecchiati è questo il punto”.
“Secondo te la difficoltà di distinguere il bene dal male sarebbe come quella di distinguere un’alba da un tramonto, una voce femminile da una maschile, un semplice problema percettivo insomma”.
“Esatto, ed è un problema più tuo che mio. Io per fortuna ci sento ancora bene. Ma tu … tu dovresti farti visitare da un otorino. Spero che non ti sia offeso se sono stata così esplicita”.
“Io offeso?”.
Ecco come una giornata, che dal primo mattino s’è trascinata sotto un plumbeo carico di nubi che non avevano nessuna intenzione di andarsene senza prima scatenarsi in piogge torrenziali, sul finire per una straordinaria folata di vento si scopra di un turchino insperato. “Ma certo, un otorino! Chissà quante volte ho preso fischi per fiaschi a causa del mio cattivo udito”.
Lei tace guardando di sbieco, come un vizio, la leggera euforia che gli balena negli occhi. Tace e poi spegne la luce per porre termine ad una conversazione che ha finito per deragliare in uno stagno insidioso. Suo marito ci sente benissimo, lei non ha dubbi, gli ha mentito solo per pietà verso la sua normale debolezza, perché non è vero che gli riesce difficile distinguere il bene dal male, è che non è abbastanza forte da tenere separato l’uno dall’altro nelle proprie azioni. Non ce la fa perché è vecchio e al giorno d’oggi la gente non ha rispetto dei vecchi e deride i loro sforzi di salvare il mondo.
“Doveva essere un gatto in amore” dice fra sé quando ormai è sicuro che lei stia dormendo. Ma lei ha ascoltato (con l’esercizio ha imparato a percepire anche le sue fantasie sussurrate in sogno). “E i gatti in amore, si sa, acquisiscono un timbro di voce che assomiglia al lamento di un uomo” prosegue lui a ruota libera. “Pare addirittura che lanci delle grida di aiuto. Eh, a volte la somiglianza è così impressionante che chiusi in casa pare proprio di udire …. D’altra parte con il mio udito ….”.
“Il tuo udito te lo farai controllare domani. Adesso dormiamo”.
Il tono seccato della moglie si insinua come una crepa sottile nella rassicurante convinzione appena acquisita. “Ma tu, tu” si affanna “l’hai sentito anche tu quel gatto in amore, no?”.
“Te l’ho ripetuto non so quante volte, non ho sentito un bel niente perché stavo dormendo, hai capito? Stavo dormendo”.
“E’ strano”. E sulla fronte di lui raggrinzita scende un’improvvisa calma.
“Perché strano?”.
“Perché di solito tu senti sempre tutto. E se l’ho sentito io quel miagolio, che ho un udito così debole che dovrò andare da un medico, mi domando com’è possibile che non l’abbia sentito anche tu”.
“E’ possibilissimo, mio caro”. A trattenerla dall’urlarlo è solo il timore di svegliare i vicini, e prosegue misurando bene la parole:”Perché per me non è una questione di udito ma di sonno e infatti il mio è molto più pesante del tuo. Chiaro? E ora per favore smettila di tormentarmi. Buona notte”.
Bastano due parole, magari dolci come un augurio, per abbandonare un uomo alla sua insostenibile verità. La sordità, date le circostanze, per lui sarebbe una provvidenza, ma non ne sarebbe degno. Meglio ripiegare su una filosofia corroborata di sano scetticismo: non si è fatto mai abbastanza per aiutare gli altri quindi non si ha nessun diritto di essere in pace con la propria coscienza. D’altra parte se avesse aperto la porta, se gli fosse andato incontro, se gli avesse prestato soccorso, quell’uomo presumibilmente sarebbe morto lo stesso. La presumibile inutilità del bene, ecco è questo il concetto che lo salverà dai rimorsi.
PA (continua)




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