Pro-vocazioni letterarie è uno spazio dedicato agli amanti della scrittura, nella perenne ricerca di un equilibrio tra l'estro creativo e il dettato dei canoni culturali in voga, nella provocazione dell'esserci.
Interpreti e testimoni del proprio tempo.

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LA SABBIA E LA FANTASIA

gennaio 27th, 2012 · No Comments

di Roberto Caracci

(a proposito di Curare con la sabbia, di Eva Pattis Zoja, Moretti&Vitali 2011)

La sabbia scorre e resta, si fa plasmare e sciogliere, con la facilità della creazione, del fiat, di ciò che nasce ex nihilo e nel nulla torna. Simbolo del permanente e del transeunte, del permanente della sostanza –la sabbia è indistruttibile, incancellabile, solo spostabile dal vento, eterna, e tale vissuta dal bambino- e del transeunte della forma, o delle ‘forme’ in cui si incarna e si fa plasmare. Il bambino è padrone di quelle forme, non è padrone della sostanza. La sostanza rimane il limite invalicabile al suo senso infantile di onnipotenza, che va circoscritto e trasceso. L’incancellabilità della sabbia è per la sua creatività una lezione di umiltà. Il bambino apprende il limite della possibilità, all’interno della potenza creativa, che non è l’onnipotenza creativa. Passano le figure della sua fantasia proiettata nello scenografia della sabbia, non passa la sabbia. La sabbia, in cui il bambino ha tracciato se stesso e rappresentato il teatro del suo mondo intrapsichico, resiste e lo attende: resiste alla sua pressione, allo schiacciamento delle sue dita, resiste anche ai suoi pugni di rabbia scagliati in quel fondale, perché il fondale è morbido, non reagisce, non fa rappresaglia, non fa male alle nocche delle sue dita; e insieme lo attende, lo aspetta per nuove figure, per nuove scenografie, e attende lui, proprio lui, soltanto lui. La sabbia lo contiene e si presta, lo accoglie, raccoglie, e si offre. Non è solo passiva, agisce con lui, si fa carezzare e scheggiare, si fa fendere e incidere, si fa ammonticchiare e dividere –ma non si fa distruggere. Il bambino è il demiurgo platonico che non crea nulla se non figura, figura di sé senza nessun modello prefissato di ‘bene’. Crea solo forma e non la materia stessa. Il bambino non coltiva il concetto della creazione, ma della trasformazione di una ‘materia’ che resta. L’oscillazione tra creazione e distruzione, comporre e scomporre, ordine e caos, appartiene al regno dell’immagine e non della cosa. (continua – la sabbia e la fantasia)

→ No CommentsTags: 4.Proposte d'autore

Cenacolo Sant’Eustorgio

gennaio 26th, 2012 · No Comments

Incontri e letture di poesia, narrativa, scrittura

Dal 1994 il Cenacolo Sant’Eustorgio tra le sue attività annovera la poesia e la
narrativa, anche con l’intento e l’obiettivo di scoprire e presentare voci nuove di poeti e di narratori.
Organizza presso la LIBRERIA ESOTERICA, Galleria Unione, 1 (Piazza Missori), Milano, telefono 02878422, incontri, conversazioni, dibattiti e letture aperti a tutti.
L’appuntamento è sempre di giovedì dalle 17 alle 18.30 puntuali.

Leggeranno testi scritti da loro, ciascuno per trenta minuti esatti:

02.02.12 Laura Carnevali, Armando Rudi, Adriana Benini
09.02.12 Tito Truglia, Gabriella Galzio, Maria Pia Quintavalla
16.02.12 Angela Passarello, Alessandra Paganardi, Beno Fignon
23.02.12 Ennio Abate, Emilia Banfi, Lucio Mayoor Tosi

Ulteriori informazioni in proposito presso il nostro approdo Internet: www.bernardiweb.it/santeustorgio

Ingresso libero.

→ No CommentsTags: 6.Bacheca/conferenze/eventi

CURARE CON LA SABBIA, Una proposta terapeutica

gennaio 20th, 2012 · No Comments

CURARE CON LA SABBIA, Una proposta terapeutica in situazioni di abbandono e violenza, EVA PATTIS ZOJA
Moretti&Vitali, Milano 2011 pp.246

di Roberto Caracci

Vi sono situazioni sociali in cui la psicoterapia tradizionale, sia essa freudiana o junghiana -con le sue teorie, il suo setting, le sua pratiche- non basta più. Sono le situazioni di guerra, degrado, indigenza dove prioritario è il dramma della povertà, della sopravvivenza fisica e psichica ad eventi traumatici, soprattutto nel mondo infantile. Eva Pattis Zoja ci illustra, in questo libro ricco di sapienza psicanalitica e di esperienza vissuta in prima persona, una proposta terapeutica efficace e anti-convenzionale, inaugurata già del 1928 da Margaret Lowenfeld con la Clinica dei Bambini difficili di Londra, proseguita poi dalla Sandplay Terapy della junghiana Dora Kalff: una cura- definita Sandwork espressivo- basata sul lavoro con la sabbia. Questa modalità terapeutica, sperimentata già da psicoterapeuti volontari in molte parti del mondo, dal Sudafrica alla Cina, o all’America Latina, prevede l’utilizzo di una sabbiera entro cui i bambini possano collocarsi, spazio circoscritto, protetto, tutto loro, e di oggetti in miniatura, familiari e simbolici, che raffigurino il loro mondo familiare -cose, animali, persone- ma anche immaginale. Tutto questo alla presenza silenziosa di adulti, psicoterapeuti, ‘facilitatori’ o anche genitori, che però non interpretino, e non intervengano- se non quando venga loro richiesto dal bambino. Nel Sandwork, infatti, la modalità valutativa e diagnostica -di kleiniana memoria- cede il passo ad una semplice presenza adulta partecipante, che lasci libero il bambino di creare o ricreare con la sabbia umida un suo mondo. La sabbia diventa infatti, in termini che Jung aveva approfondito nella sua visione immaginale e archetipica della creatività, il fondo di una scenografia mobile, dove le fantasie, le emozioni, le stesse ferite del bambino -artista e regista di se stesso- plasmano una storia, un senso, o almeno un tentativo di riconciliazione di forze stridenti. Qui la ‘rappresentazione’, in virtù dell’autoregolamentazione del Sé del bambino, libero di esprimere il gioco delle energie intrapsichiche, è tutto. La sabbia, ove viene proiettata questa scenografia miniaturizzata, è materia soffice e plasmabile, fluida, solido-liquida. Le figure plasmate possono essere costruite e distrutte, ma la sabbia di per sé viene vissuta dal bambino come fondo indistruttibile e inattaccabile di un mondo che lo attende, specchio riflettente e riconoscente di ogni sua ‘opera’, e del mondo intrapsichico espresso. Come un bicchiere può contenere o meno tutta la sabbia del mondo che un bambino vorrebbe metterci dentro, per placare un insaziabile senso di vuoto affettivo, così la sabbiera del Sandwork assume per il bambino non contenuto lo spazio di un universo ‘suo’, dotato di una cornice, come braccia rassicuranti. E le situazioni simboliche di questo teatro terapeutico, che è la sabbiera, si illuminano dei colori della fiaba e del mito: epiche guerre fra falangi contrapposte, trafugamento di oggetti preziosi con fatale ritrovamento, ecatombi bibliche e miracoli salvifici, scenari alterni di distruzione e costruzione, ma ovviamente anche scene quotidiane di cucina, di moniti e perdono, di minacce e riabbracci. E’ così che la cura con la sabbia può strappare un bambino alla sua solitudine, facendo di una vita immaginata, ricreata nell’immaginario materializzato, un’altra vita a cui ispirarsi per suturare le ferite di quella vera: diventando per una volta, con la mani affondate in quelle montagne di granelli indistruttibili, architetto, demiurgo e artefice -in senso letterale- di se stesso.

→ No CommentsTags: 3.L’angolo nascosto della libreria e oltre

gennaio 15th, 2012 · No Comments

“Ci sono uomini al mondo che governano con l’inganno. Non si rendono conto della propria confusione mentale. Appena i loro sudditi se ne accorgono, gli inganni non funzionano più.” (Liu Ji, XIV sec. – dal libro Come abbattere un regime, Gene Sharp)

→ No CommentsTags: 7.Testa o coda

‘Nature, norture’

gennaio 13th, 2012 · No Comments

Circa l’essenza della natura umana, si può parlare di capacità culturali innate, o per cultura deve intendersi solo la conoscenza acquisita?
Eredità genetica, influenze ambientali. Spinta all’emulazione; l’immaginario, il pensiero collettivo, la memoria collettiva; ruminante intruppato in un gregge di pecore; leone solitario; l’essere umano spinto verso la diversità, the self-made man, l’io irripetibile.
Il libro La libertà di essere diversi, autore Lamberto Maffei, tratta di tutto questo e dei traguardi raggiunti dalle nuove discipline che si cimentano con i segreti della mente, le cosiddette neuroscienze.
Negli anni ’50 alcuni scienziati pubblicarono uno studio, What the frog’s eye tells the frog’s brain, dove si rivelava che i neuroni visivi della rana erano sensibili non solo alla luce, ma anche alla forma dell’oggetto e al movimento. L’occhio della rana è in grado di cogliere movimenti impercettibili di insetti che si spostano nel raggio d’azione di uno spazio grande come uno stagno. Altri animali, come l’aquila, hanno un raggio d’azione ben più ampio; la capacità d’intercettazione ed elaborazione dei segnali visivi è diversa da una specie all’altra.
Galileo Galilei, nell’osservare la superficie lunare interpretò le macchie scure con l’esistenza di monti e crateri. In disaccordo con quei contemporanei (tale l’astronomo inglese Thoms Harriot) che asserivano che fosse piatta. In altri termini fu come se il cervello di Galileo, (amico dei pittori dell’epoca e conoscitore della profondità e del chiaroscuro), avesse suggerito al suo occhio di osservare bene… (continua – Nature norture)

→ No CommentsTags: 9.Punto di riflessione

Cenacolo Sant’Eustorgio

gennaio 5th, 2012 · No Comments

Incontri e letture di poesia, narrativa, scrittura

Dal 1994 il Cenacolo Sant’Eustorgio tra le sue attività annovera la poesia e la
narrativa, anche con l’intento e l’obiettivo di scoprire e presentare voci nuove di poeti e di narratori.
Organizza presso la LIBRERIA ESOTERICA, Galleria Unione, 1 (Piazza Missori), Milano, telefono 02878422, incontri, conversazioni, dibattiti e letture aperti a tutti.
L’appuntamento è sempre di giovedì dalle 17 alle 18.30 puntuali.

Leggeranno testi scritti da loro, ciascuno per trenta minuti esatti:

12.01.12 Marta Rodini, Alessandro Tacconi, Cataldo Russo
19.01.12 Paolo Rabissi, Giorgio Pestinoni, Claudio Recalcati
26.01.12 Roberto Bertoldo, Gianfranco Fabbri, Luciano Benini Sforza

Ulteriori informazioni in proposito presso il nostro approdo Internet: www.bernardiweb.it/santeustorgio

Ingresso libero.

→ No CommentsTags: 6.Bacheca/conferenze/eventi

L’arte di convitare spiegata al popolo

gennaio 1st, 2012 · No Comments

Giovanni Rajberti, poeta e medico milanese (1805-1861), vede così il susseguirsi delle festività. Il testo, in dialetto milanese, è il seguente:

« El primm de l’ann se comenza
a mangià la carsenza;
se fa onor a Sant Bias col Panatton;
San Giusepp l’è vin dolz cont i tortej;
San Giorg, panera e lacc col mascarpon;
Pasqua la g’ha el cavrett a l’uso ebrej,
e per differenzialla no se scappa
de fa l’insalattinna e i oeuv in ciappa;
gh’è finna el dì di mort
che porta tempia e scisger per confort,
e la sira, per compì l’indigestion,
gh’è el rosari e i marron.
Figurev poeu a Natal
che tra i fest l’è la festa principal;
se sent fina a tri Mess e capirii
che gh’è anca l’oblig de mangià per tri. »

buon anno 2012 con Giovanni Rajberti

(Giovanni Rajberti, L’arte di convitare spiegata al popolo)

→ No CommentsTags: 5.Alla riscoperta dell’Italia minore

Almeno per un istante

dicembre 27th, 2011 · No Comments

Su CRISTINA TIRINZONI, SIA PURE IL TEMPO DI UN ISTANTE, NEOS EDIZIONI 2010

Già nell’esergo del libro, la citazione di Pessoa tratta dal celebre Libro dell’inquietudine “Sì, passerà tutto quanto fu la mia anima (…) tutto se ne andrà in autunno”, apre ad una tematica costante della poesia della Tirinzoni: la transitorietà del vissuto, la contingenza e l’evanescenza del presente, l’impermanenza delle emozioni e delle storie ove esse si inalveano. Ma al di qua di questa estetica dell’effimero, soggiace una sorta di etica dell’istante, che ci parla della meravigliosa, anche se pur spesso dolorosa, irreversibilità dell’attimo. “Per un breve attimo./ Spargere il tempo a piene mani” Quell’attimo in cui avvengono ad esempio gli incontri, con l’altro, con il mondo e con noi stessi. E’ solo un istante, ma ha la pienezza dell’eternità. Insieme alla capacità di far risorgere l’entusiasmo e il dolore del vissuto. E’ insieme poco e tutto. Ma se la vita non riesce a conservare il suo valore e la sua bellezza nella durata, ritorna a noi in momenti magici, epifanici, con tutto il suo significato, “sia solo il tempo di un istante”.

(continua – Almeno per un istante)

→ No CommentsTags: 3.L’angolo nascosto della libreria e oltre

NELLA NOTTE OCCULTARMI

dicembre 23rd, 2011 · No Comments

Nella notte occultarmi,
auscultare il cuore
e con la lingua sentire il salato,
il tanto odiato canto.
Perchè il vento non spazza via
anche me d’autunno,
che foglia sono, e malconcia
e concitata voce?
Pensieri arruffati al mattino
e colazione di spine,
irte sul capo a concimare pensieri
folli, dentro una bocca rapace.
Scheggiati sono i denti
a trattenere la rabbia, e non conosco
fessure né scorciatoie
per fuggirmi il sangue.
Un solo desiderio in mezzo agli occhi:
farmi vino, rosso e antico,
e il tempo passi attutito e inerme,
e un giorno scrollare la polvere,
e scendere nella gola
di un corpo senza ombre;
solo pelle su cui scrivere
e ossa giovani e forti
per via del dolore che manca.

Lorella De Bon

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dicembre 23rd, 2011 · No Comments

Lorella De Bon, laureata in Storia alla Cà Foscari di Venezia, ha al suo attivo il volume di poesie “IL SOSPETTO DI VIVERE” edito nel 2011 da
Albalibri Editore
Per maggiori info: http://ilsospettodivivere.wordpress.com/

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